L’Italia ha istituito la prima struttura di governo dedicata, centralmente, all’innovazione digitale. Sotto Palazzo Chigi. È nata con un decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale e atteso da mesi, ormai, fortemente voluto dal vicepremier Luigi Di Maio per razionalizzare (finalmente) la governance del digitale in Italia. Governance che per anni è stata frammentata sotto tanti dipartimenti e ministeri e per questo motivo ha causato ritardi nell’attuazione delle riforme, da cui sarebbero attesi importanti effetti per la produttività del Paese.

Solo “la trasformazione digitale della pubblica amministrazione è in grado di portare ingenti benefici per la PA, tra risparmi diretti di spesa e maggiori entrate, pari a 35 miliardi, e benefici alle imprese per 25 miliardi”, ha ricordato Diego Piacentini (citando dati del Politecnico di Milano) nel suo messaggio al Governo a fine mandato come commissario straordinario all’Agenda Digitale (a capo del Team Digitale sotto Palazzo Chigi).

Il nuovo dipartimento nasce proprio su suggerimento di Piacentini e servirà a portare a nuovi e più importanti livelli il lavoro del Team Digitale il cui mandato scade (con un nuovo commissario, Luca Attias) a dicembre 2019.

Proprio a gennaio 2020 diventa operativo, in continuità, il nuovo dipartimento, “che ormai è istituito e quindi resta in piedi qualunque sia il Governo; diventa una nuova casella da riempire nelle nomine, come un ministero o un altro dipartimento”, spiega Stefano Quintarelli, tecnologo e consulente di molti Governi per la trasformazione digitale e autore di molte norme in tal senso durante la scorsa legislatura (era stato eletto sotto Scelta Civica). “Solo un nuovo atto di un nuovo Governo potrebbe cancellare il dipartimento”, conferma Paolo Coppola, professore all’università di Udine e tra i parlamentari esperti di digitale sotto lo scorso Governo (nel PD).

Il decreto andato in Gazzetta è del 19 giugno e attua il decreto semplificazioni, che prevedeva la nascita del dipartimento. “Il Dipartimento per la trasformazione digitale è la struttura di supporto al Presidente per la promozione ed il coordinamento delle azioni del Governo finalizzate alla definizione di una strategia unitaria in materia di trasformazione digitale e di modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali. Esso dà attuazione alle direttive del Presidente in materia e assicura il coordinamento e l’esecuzione dei programmi di trasformazione digitale”, si legge.

Tra l’altro, gestirà la società pubblica PagoPA, che gestirà dal 2020 tutti i pagamenti alla pubblica amministrazione. Si legge che si avvarrà di membri del Team Digitale. 

La delega al dipartimento è molto ampia, però, non riguardando solo i temi della pubblica amministrazione digitale, anche se su questi perlopiù si è concentrata l’azione del Team Digitale, insieme (e spesso in conflitto) con l’Agenzia per l’Italia Digitale e il dipartimento per la PA sotto palazzo Chigi. Molti altri temi del digitale (banda larga, startup, industria 4.0) sono stati gestiti dal ministero allo Sviluppo economico.

Una delle principali incognite sarà vedere come avverrà l’interlocuzione pratica e politica con tutte queste strutture, posto che il decreto affida ruoli di coordinamento al dipartimento su tutta l’Agenda Digitale. Per esempio, qualche chiarezza potrebbe arrivare se – in conseguenza della nascita del nuovo dipartimento – il nuovo Governo togliesse le deleghe al digitale al dipartimento della PA.

Molto dipenderà insomma dalle scelte che farà il nuovo Governo, su chi nominerà alla guida del dipartimento e su come rimodulerà le varie deleghe. La nascita della nuova struttura è un dato di fatto, un punto fermo con cui l’Italia d’ora in avanti (salvo ulteriori decreti in senso contrario) gestirà l’innovazione. E con questo qualunque possibile Governo farà ora i conti. Ma la reale efficacia della nuova governance del digitale attende ancora la prova dei fatti, a partire dallo scacchiere delle nomine che saranno fatte.



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