MILANO – Dopo l’esplosione che ha abbattuto le pile superstiti alla tragedia del Ponte Morandi; dopo le accuse e le repliche sul ruolo di Autostrade per l’Italia – la controllata di Atlantia, holding dei Benetton – nell’esito nefasto; dopo l’avvio di un iter che potrebbe revocare la concessione autostradale alla società non si fermano i botta e risposta tra il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, e l’azienda.

Questa mattina, Di Maio è tornato – attraverso Facebook – ad accusare: “Lotteremo fino alla fine per dare giustizia alle famiglie distrutte dalla tragedia del Ponte Morandi” ha ribadito sul social network. Poi l’affondo sulla revoca della concessione di Autostrade per l’Italia: “Se vieni pagato e fai profitto per gestire un’infrastruttura dello Stato e non lo fai, ci sono delle conseguenze. Che in questo caso si chiamano revoca della concessione. L’Italia è il nostro Paese, non ci facciamo dettare la linea dalle multinazionali”.

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In merito alle polemiche per le sue dichiarazioni (“E’ una azienda decotta”, ha detto nei giorni scorsi), Di Maio ha poi alzato il tono: “Ora sindacati e grandi organizzazioni di industriali gridano allo scandalo. Non gridarono allo scandalo dopo la tragedia del Ponte Morandi e nessuno di loro ha gridato allo scandalo nemmeno dopo ieri, quando l’esperto di esplosivi ha ammesso che già nel 2003 Autostrade gli chiese di demolire il ponte, ma poi non se ne fece più nulla per via dei costi. È bene allora che i Benetton chiariscano anche questo passaggio, nel dettaglio”.

Parole che non sono passate inosservate ad Autostrade per l’Italia, che a stretto giro ha fatto uscire una nota per “ribadire quanto già chiarito dallo società  il 7 ottobre 2018 e ricordato pubblicamente ieri da SPEA”, la controllata che si occupa delle infrastrutture. “Il progetto del 2003 relativo alla demolizione con esplosivi del Ponte Morandi era in realtà un semplice studio di fattibilità commissionato da SPEA circa la decostruzione del Ponte Morandi (anche per mezzo di esplosivi), studio finalizzato alla sostituzione dello stesso con un Ponte con capacità raddoppiata a 4+4 corsie sulla stessa impronta a terra, per poter servire anche il traffico della costruenda Gronda”. Secondo la società, “la costruzione di un nuovo ponte sul Polcevera con capacità doppia era solo una delle tante opzioni di attraversamento del torrente studiata in quegli anni: tali opzioni vennero successivamente discusse a partire dal 2008 in Dibattito Pubblico, all’interno del quale l’opzione in questione fu considerata meno efficace di quella ad oggi prevista nel progetto Gronda con attraversamento a Bolzaneto. Ogni ipotesi che tale studio di fattibilità fosse correlato a eventuali problemi del Ponte Morandi, come pure che la scelta finale sia stata fatta sulla base di considerazioni economiche di costo, è dunque totalmente fantasiosa e pretestuosa”.

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