MILANO – Terna prova a fare tutti contenti, sia il governo – che chiede una mano per il rilancio economico alle grandi aziende in cui lo Stato ha un piede – che gli azionisti. La società della rete elettrica ad alta tensione ha presentato il piano da qui al 2023, mettendo sul tavolo investimenti sulle infrastrutture elettriche italiane per 6,2 miliardi: con un incremento di quasi il 20% rispetto a quanto postato nel precedente piano strategico (5,3 miliardi), Terna si prepara così a mettere in pista “l’impegno economico più alto di sempre”.

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Impegno che andrà in primis alla rete di trasmissione nazionale e alle interconnessioni con l’estero, con “attività di rinnovo degli asset e miglioramento della qualità del servizio ed efficienza”. Nel settore regolato, ovvero dove la remunerazione dei servizi di Terna è garantita dalla legge, la società vuole ricoprire “un ruolo attivo nella fase di transizione energetica in atto” e prevede di permettere “all’Italia di far fronte alle sfide del settore elettrico in modo sicuro, efficiente e sostenibile, verso un sistema sempre più interconnesso, decarbonizzato e rinnovabile”.

Più della metà delle nuove linee saranno realizzate in cavo terrestre o sottomarino: saranno “invisibili”, con ridotto impatto ambientale. Oltre 3 miliardi, si legge nel piano, sono relativi agli investimenti di sviluppo della nazionale con interventi per rafforzare le connessioni tra le zone di mercato, razionalizzare le reti nelle principali aree metropolitane del paese, incrementare le interconnessioni. Altri 2 miliardi sono dedicati ad attività di rinnovo ed efficienza, principalmente per il miglioramento della qualità del servizio e per la digitalizzazione della rete elettrica. Circa 1 miliardo per il piano di difesa per la realizzazione e l’installazione di dispositivi per accrescere la sicurezza e la stabilità della rete, quali ad esempio i compensatori sincroni nei punti più critici per la gestione dei flussi di energia. Inoltre, nell’arco di piano si prevede l’entrata in esercizio delle due interconnessioni elettriche Italia-Montenegro e Italia-Francia.

L’attenzione dichiarata è quella a “sostenibilità ed esigenze di sviluppo del territorio ma anche sicurezza della rete e qualità del servizio”. Fondamentale sarà l’ulteriore “sviluppo e integrazione delle fonti di energia rinnovabile e all’efficienza energetica complessiva del sistema elettrico”.

Agli azionisti, invece, si dedica la previsione di un aumento del dividendo per azione pari al 7%, rispetto al dividendo di competenza dell’esercizio 2018. Per il 2022 e 2023 si prevede un payout del 75%. Tra gli altri numeri, ricavi a 2,7 miliardi di euro e margine operativo lordo (ebitda) a 2 miliardi di euro alla fine del periodo, con un 4% di crescita. Terna è in mano per il 29,85% del capitale a Cdp Reti, a sua volta nelle mani della Cassa depositi e prestiti per quasi il 60% del capitale, mentre si attesta al 35% la quota della cinese State Grid.

Terna ha anche annunciato i conti del 2018 con ricavi a 2,197 miliardi di euro in crescita dell’1,6% rispetto al 2017, ebitda a 1,65 miliardi (+2,9%) e utile netto di gruppo a 706,6 milioni (+2,7%). I risultati “costituiscono la base del nostro piano strategico 2019-2023, che si presenta con una robusta generazione di cassa a sostegno di una forte accelerazione impressa agli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale del Paese”, dice in una nota l’amministratore delegato e direttore Generale, Luigi Ferraris. La società prevede che nel 2019 i ricavi complessivi si attestino a circa 2,3 miliardi di euro, con un ebitda di circa 1,72 miliardi. Conseguentemente si prevede un utile per azione di circa 36 centesimi di euro. Gli investimenti sono previsti a 1,2 miliardi, al lordo delle quote finanziate.



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