Poste Italiane va al contrattacco e replica ad Antitrust. Pochi giorni fa infatti il presidente dell’Autorità Paolo Rustichelli aveva spiegato, in una segnalazione ai presidenti delle due Camere ed esponenti del Governo, che l’azienda aveva rincarato del 40% le tariffe per le notifiche degli atti giudiziari e delle multe stradali. Una notizia che avevamo pubblicato anche su Repubblica Economianello scorso giugno
Nell’articolo spiegavamo che per le buste meno pesanti di 20 grammi il rincaro sarebbe stato di 2,70 euro per un totale di 9,50 euro rispetto ai 6,80 di prima. Questo, per colpa delle cosiddette “comunicazioni connesse”, cioè la Can e la Cad, che sono rispettivamente:

  • La comunicazione di avvenuta notifica, cioè una seconda raccomandata con la quale l’operatore postale fa sapere al destinatario di aver consegnato la lettera a una persona diversa, perché in quel momento era l’unica disponibile;
  • La raccomandata che serve a far sapere che l’atto non è stato consegnato, perché nessuno aveva aperto la porta al postino.

Poste Italiane spiega in una nota che per la stragrande maggioranza dei consumatori italiani non cambia nulla. Tutti coloro che non hanno uno specifico contratto con Poste Italiane per spedire la corrispondenza (e, quindi, spediscono dall’ufficio postale) non subiranno alcun rincaro. Che interesserà solo pubbliche amministrazioni e studi legali, che dovendo spedire una grande quantità di comunicazioni ogni giorno non possono farlo attraverso gli uffici postali su strada.
Niente “gabella” per i consumatori, quindi, almeno per ora. La stessa azienda infatti spiega che, in futuro, i 2,70 euro in più potrebbero gravare anche sui normali clienti, i piccoli insomma “in attesa che Agcom – che ha indetto una consultazione pubblica tutt’ora in corso – si si pronunci sull’estensione della nuova modalità di addebito” spiega Poste Italiane. Non è possibile fare previsioni sull’esito della consultazione, ma il rincaro è una possibilità che non può essere scartata a priori.

“E’ un forfait, non un rincaro”. In una nota esplicativa mandata a Repubblica, Poste Italiane specifica però che, in ogni caso, i 2,70 euro non sono tecnicamente un “rincaro”. Ecco perché. 

Fino al giugno scorso, oltre alla tariffa dell’atto giudiziario, tutti (grandi e piccoli clienti) pagavano 5,40 e 6,50 rispettivamente per la Can e la Cad. Da questa estate, invece, questi costi sono stati aboliti e sostituiti da una tariffa più bassa e forfettaria da, appunto, 2,70 euro. Per forfettaria, spiega Poste Italiane, si intende che deve essere versata comunque, a prescindere dal fatto che il cliente sia interessato all’emissione di queste due raccomandate aggiuntive.

“Tale somma – spiega l’azienda – è stata definita da Poste Italiane sulla base del dato medio statistico di emissione di Can e Cad nell’ultimo anno sul complesso della clientela. Ciò fa sì che complessivamente gli importi corrisposti dai clienti siano sostanzialmente identici a quelli che avrebbero corrisposto con il precedente sistema di addebito”.

Perché questo cambiamento? Poste Italiane spiega che, fino a giugno, gli importi delle comunicazioni connesse venivano pagati direttamente al postino. La legge di bilancio 2018 ha previsto, però, che l’avviso di ricevimento debba essere restituito non fisicamente ma via Pec. Niente più pagamento “brevi manu” al postino, quindi. “Da qui l’esigenza di cambiare le modalità di addebito (passando da un sistema puntuale e successivo, ad uno forfettario e “preventivo”) scrive la società.

Resta il fatto che, se Agcom dovesse dare l’ok alle nuove tariffe anche per i piccoli clienti, quei 2,70 euro verrebbero percepiti come un rincaro più che un forfait, dal momento che la maggior parte dei cittadini sanno a malapena cosa siano Can e Cad proprio perché non le richiedono mai.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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