ROMA – L’Autorità per le Comunicazioni multa Sky, ed è la seconda volta in due settimane. Dopo la sanzione del 3 maggio per la fattura accelerata emessa ogni 28 giorni, stavolta l’Autorità prende di mira la pay-tv per la sua offerta calcistica.

Secondo l’Autorità, il pacchetto calcio di Sky – quest’anno – non è uguale a quello dei tre anni precedenti. In sostanza, da quest’anno la pay-tv perde tre gare della Serie A e l’intera Serie B, finite al concorrente Dazn. Intanto però il prezzo dell’abbonamento Sky è rimasto invariato.

Se dunque l’offerta di Sky si è ridotta, a inizio stagione l’emittente avrebbe dovuto informare i suoi vecchi abbonati del “dimagrimento”. Non solo. Sky avrebbe dovuto assicurare ai clienti il diritto di chiudere l’abbonamento senza “penali né costi di disattivazione”. 
 
Per queste ragioni, a ottobre del 2018, l’Autorità ha diffidato Sky. Le ha chiesto energicamente, cioè, di riconoscere ai clienti il diritto di recedere dall’abbonamento, in ragione di un’offerta calcistica meno completa.

In concreto, questo recesso dall’abbonamento doveva avvenire “con modalità semplici e di immediata attivazione”. Dunque al telefono, via Internet, anche nei punti vendita della pay-tv. Il diritto di andare via doveva essere garantito per 30 giorni.

Sky, però, non ha obbedito alla richiesta dell’Autorità. Anzi. Ha fatto subito ricorso al Tar. Non solo. Sky ha fatto notare all’Autorità di aver già ricevuto una multa (per mano dell’Antitrust, garante della concorrenza) per questa storia del pacchetto calcio più leggero. La multa è di febbraio 2019.

Sky ha sostenuto, quindi, che un nuovo giudizio amministrativo (per mano dell’Autorità) non può essere portato avanti se intanto un secondo giudizio amministrativo (per mano dell’Antitrust) è arrivato a conclusione.

Un doppio giudizio amministrativo sulla stessa questione, a giudizio di Sky rappresenta una violazione addirittura della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo.

In tutte le sedi, la pay-tv ha anche spiegato:
– che la sua offerta calcistica si è arricchita, da quest’anno, della Champions e della Europa League, e di altri eventi che gli abbonati potranno seguire una volta terminata la Serie A;
– che la rinuncia a tre partite della A e alla Serie B non è stata una sua libera scelta, ma un effetto delle regole dell’asta dei diritti tv. Regole che sono state imposte dalla Lega Serie A;
– che gli sportivi erano perfettamente a conoscenza della perdita di tre gare della A e della Serie B, in capo a Sky, visto il clamore che ha avuto l’asta per i diritti tv;
– che i clienti Sky conservano comunque il diritto di ridurre i contenuti del loro pacchetto e, dunque, la loro spesa, come anche di recedere dall’abbonamento, se si sono stancati.

La sede di Sky a Milano Rogoredo

La sede di Sky a Milano Rogoredo

L’Autorità, però, non si è lasciata convincere da questi argomenti. Ha anche spiegato che Sky ha commesso un ulteriore errore. Ha iniziato a offrire ai propri abbonati anche le partite di Dazn. Ma non gratis, come avrebbe dovuto. Lo ha fatto a pagamento.

A proposito dell’Antitrust, quest’organismo ha sanzionato la pubblicità ingannevole di Sky. L’Autorità invece contesta la violazione del Codice del Consumo, che sancisce il diritto del consumatore a ricevere informazioni complete e di recedere dal contratto, in caso di cambiamento delle sue condizioni.

Scrive l’Autorità, alla fine, che “Sky ha leso il diritto di scelta di una vasta platea di utenti, conseguendo, altresì, indebiti vantaggi economici in conseguenza della violazione. La violazione, pertanto, può essere considerata di rilevante entità” ed è “ancora in atto”.

L’importo esatto della sanzione non è stato ancora deciso. Il minimo è pari a 240 mila euro. Ma Sky rischia il massimo: 2,4 milioni.



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