ROMA – Nuove regole, ma non per tutti. Twitter passa all’azione puntando ai messaggi di figure pubbliche che infrangono le linee guida della piattaforma. Fino ad oggi non venivano eliminati, come gli altri, per evitare l’accusa di censura politica. D’ora in poi invece se Donald Trump dovesse sfogarsi eccedendo palesemente e andando oltre il consentito, la piattaforma informerà gli utenti della violazione e ridurrà la visibilità del tweet.
 
“In passato, abbiamo consentito a determinati tweet che violavano le nostre regole di rimanere su Twitter perché erano nell’interesse pubblico, ma non cera un criterio definito per il trattamento di questi messaggi”, fanno sapere da San Francisco.

La nuova norma vale per gli account appartenenti a personaggi politici, verificati, e a coloro che hanno oltre 100.000 follower. Se un tweet dovesse esser contrassegnato per una violazione un comitato della multinazionale di San Francisco deciderà se poi se il messaggio è di interesse pubblico. In caso affermativo, una finestra grigio chiaro segnalerà la violazione ma il messaggio sarà sempre disponibile a patto che si clicchi sulla finestra stessa. Insomma, una sorta di tendina che oscura il messaggio in prima battuta.
 
Il presidente americano, stando alla disinvoltura dimostrata nell’usare Twitter, potrebbe essere la vittima più illustre delle nuove regole. Ma non è il solo. Anche Facebook del resto si trova nella stessa posizione, in equilibrio fra il lasciare libertà di parola ma non permettere che si diffondano online ingiurie, odio e disinformazione sfruttando una immunità di fatto data dall’essere dei personaggi pubblici. Per i social network  è posizione scomoda che non ha soluzioni semplici e quelle trovate fin’ora non hanno mai accontentato tutti. Probabile succeda la stessa cosa anche stavolta.

L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica



Source link