MILANO – Nonostante gli allarmi lanciati dall’ultimo numero dell’Economist, una delle voci più autorevoli dell’informazione economica-finanziaria a livello mondiale, il mercato continua a credere agli Unicorni. Con il termine, si intendono le società hi-tech che vengono valutate al momento del loro debutto in Borsa oltre il miliardo di dollari. Una nuova generazione di società con queste caratteristiche, legare ai nuovi servizi della sharing economy e dintorni, stanno per approdare o sono già approdate sui listini. Le ultime due giusto l’altra sera e Wall Street. E con un notevole successo. Si tratta di Zoom, azienda che mette a disposizione servizi per teleconferenze grazie al cloud, e di Pinterest, il social di condivisone di immagini in Italia poco utilizzato, ma molto più diffuso in altri paesi tra cui gli Usa con oltre 265 milioni di utenti.

Per Zoom si è trattato di un debutto come non se ne vedevano da tempo. Ha chiuso la prima giornata di contrattazione con un rialzo del 72 per cento. In pratica, essendosi presentata con una capitalizzazione pari a 9 miliardi di dollari secondo il prezzo di collocamento, ora ne vale più di 16. Non male, considerando che soltanto due anni fa, aveva superato la valutazione del miliardo di dollari, entrando così nella categoria degli Unicorni. Più modesto, si fa per dire, l’esordio di Pinterest: ha chiuso in rialzo del 24 per cento, dopo aver toccato anche una punta del 30. Essendo arrivata con una valutazione di 12 miliardi, ora nel vale cica 15. Le due quotazioni erano molto attese dopo il flop di Lyft, il rivale di Uber: dopo un esordio col botto, ora le quotazioni sono del 17 per cento sotto il prezzo di collocamento.

Di fatto, Zoom e Pinterest sono un buon viatico per gli “unicorni” in arrivo, che sono tanti e tutti di grido. A partire da Uber, debutto previsto ai primi di maggio, che ha una valutazione a seconda del prezzo che verrà scelto, tra 70 e 120 miliardi. Sarà il collocamento finanziariamente più rilevante del settore hi-tech dai tempi di Alibaba. Ma ne seguiranno altri: si va da WeWork, la società che mette a disposizione spazi per il coworking, a Airbnb, l’ultimo fenomeno del settore turismo e responsabile – secondo molto osservatori – del fenomeno della gentrificazione delle grandi città. Poi sarà la volta di SpaceX, la società aerospazione del fondatore di Tesla Elon Musk, nonché di Epic Games (giochi elettronici), ma anche di Stripe (piattoforma finanziaria emergente).

Ma è tutto oro quel che luccica a Wall Street? Secondo l’Economist, con molte di queste società c’è un problema legato al modello di business: il settimanale inglese ha messo l’accento sul fatto che queste società raccolgano molti più soldi dagli investitori di quanto non facciano con i clienti dei loro servizi. In particolare, ha citato uno studio rivolto a una dozzina di queste società – quotate e non  – che hanno accumulato nel corso del 2018 perdite per oltre 14 miliardi. Una obiezione a cui gli esperti del settore rispondono che così accade per le società hi-tech: è un fenomeno che viene definito “blitzscaling”, ovvero, si impone solo chi riesce a raggiungere il più velocemente possibile la dimensione economica più grande. Amazon è il modello di riferimento principe: per anni ha avuto i conti in rosso, ma ha continuato a ingrandirsi fino a diventare un gigante mondiale che non ha solo “ucciso” i rivali, ma ha cambiato il mondo del commercio. In altre parole, come in un risiko ancora più estremo, vince chi conquista quote di mercato, senza badare al prezzo. I conti si potranno fare solo alla fine e fino a quando la scalata continua, soltamente, il mercato ti segue.

Il vero pericolo, come fa notare sempre l’Economist arriverà più che dai rivali o dalla bolla sui mercati finanziari, dalle autorità di regolazione: il dibattito sul fatto che molte di queste società siano in regime di oligopolio o peggio è avviato e come proprongono alcuni candidati democratici alla Casa Bianca, è venuto il momento di imporre uno “spezzatino” per avere maggiore concorrenza e creare nuove opportunità anche per altre società.

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