LA PRIMA impressione che si ha incontrando Pete Lau, amministratore delegato e cofondatore della OnePlus, è quella: una sorta di Steve Jobs asiatico. Ha un’ossessione simile per i dettagli e la voglia di sfidare colossi della tecnologia molto più grandi e potenti. I modi però sono pacati e il tono della voce sempre calmo. La sua compagnia, fondata a fine 2013, oggi è fra i primi cinque marchi in Occidente nel campo degli smartphone di fascia alta e in India è stato fino a pochi giorni fa al primo posto suscitando l’invidia di un gigante come Huawei. Con una differenza: i modelli OnePlus costano la metà di quelli di Samsung, Apple o Huawei e spesso sono più potenti.

Nel ruolo di Davide che combatte contro i tanti Golia, Lau si trova a suo agio. L’azienda, poco meno di 800 persone sparse per il mondo, vende ancora online, dedica poco spazio al marketing tradizionale, si concentra su un solo modello all’anno che poi aggiorna con una seconda versione. Un passato come vicepresidente nella multinazionale cinese Oppo, il ceo di OnePlus è famoso per la pignoleria nel design e per voler controllare ogni fase della progettazione e della realizzazione degli smartphone. In cinque anni è riuscito nel miracolo di ritagliarsi uno spazio dove sembrava impossibile ottenerlo, anche grazie alla parentela stretta con la Bbk, multinazionale con sede a Dongguan che è fra le maggiori al mondo nella telefonia.

Ora Lau, che giovedì 13 in mattinata sarà a Milano per incontrare gli studenti dell’Istituto Europeo di Design (Ied), ha deciso di espandersi. Ma non nel campo dei telefoni, bensì in quello dei televisori, dell’automotive e dei computer, proprio mentre tutti gli altri puntano ai telefoni pieghevoli. Ecco cosa ci ha raccontato.  
 
Smartphone che si aprono come un libro e costano come uno scooter. Voi però non siete della partita. Come mai?
Da oltre un anno abbiamo preso in considerazione l’idea di un telefono pieghevole. Ma non abbiamo ancora trovato un modo per costruire un dispositivo che a nostro giudizio sia davvero valido agli occhi dei nostri utenti. Quando facciamo una cosa, qualunque cosa, facciamo sempre molta attenzione al volare e all’utilità che quella cosa può avere per una persona. Cerchiamo di risolvere problemi complessi con soluzioni semplici. In sintesi i pieghevoli non rappresentano la prossima generazione degli smartphone, per ora sono apparecchi di nicchia e tali resteranno nel prossimo futuro. Non solo per i costi davvero troppo alti, ma anche perché in sostanza non fanno nulla di diverso rispetto ad uno smartphone tradizionale, non offrono funzioni che possono fare la differenza.
 
Nemmeno lo schermo pieghevole fa la differenza?
I display pieghevoli offrono, o meglio offriranno, interessanti possibilità anche se probabilmente non tanto nel campo dei telefoni. Per gli smartphone ora la curvatura dello schermo che si ripiega è troppo ampia e dunque lo spessore è eccessivo. Quando invece arriveremo a poterlo piegare come un foglio di carta senza danneggiarlo o segnarlo, allora la tecnologia sarà matura. Ci arriveremo, ma non subito.
 
Dunque? 
Dunque la vera prossima generazione non saranno i pieghevoli, ma telefoni che frontalmente sono fatti solo di schermo, con perfino la camera nascosta al di sotto.
 
Poca pubblicità, vendite online, un modello solo all’anno, caratteristiche al massimo (o quasi) e prezzi contenuti. Ma state anche crescendo. Fra poco smetterete di essere una startup e allora potreste esser costretti a cambiare.   
Siamo diversi perché abbiamo un approccio differente. Non seguiamo le mode, adottiamo quel che pensiamo sia necessario avere su uno smartphone e ogni anno ci concentriamo su un solo modello, aggiornato dopo sei mesi con una versione più potente, dove cerchiamo di mettere il massimo della tecnologia al minor prezzo possibile. Entrambi gli aspetti sono importanti: il massimo della tecnologia al prezzo più accessibile che possiamo offrire restando una compagnia che genera profitti. Non intendiamo cambiare questa filosofia, non intendiamo smettere di sfidare i giganti della tecnologia: oggi il centro è lo smartphone, ma presto aggiungeremo un televisore adottando lo stesso metodo. E sarà un tv che potrà comunicare con il telefono senza alcuna barriera formando un unico vero ecosistema. La casa, oltre alla mobilità, è la seconda area nella quale concentreremo i nostri sforzi. Le altre due sono l’ufficio e la macchina. L’idea quindi è di costruire un universo che accompagni le persone nei vari momenti della giornata.

Perché partire dalla Tv?
Perché sono almeno venti anni che di fatto non cambia. Per rendere il televisore davvero intelligente serviva una compagnia che conosce a menadito gli smartphone. Preferisco infatti il nome di smart display più che di tv. Oggi ad esempio quando si rientra a casa bisogna cercare il telecomando per accendere la televisione e già questo è un sistema davvero datato. Immagino uno schermo che è sempre pronto e anticipa le varie necessità. L’intelligenza artificiale da questo punto di vista può far cose sorprendenti e sta maturando molto velocemente. Può apprendere dalle abitudini e fornire quel che serve quando serve. Ci stiamo lavorando, è presto per parlare di date.      

Dunque, dopo i telefoni le tv, poi sarà la volta di automotive e sfera lavorativa. Vi volete quindi lanciare nel settore dei veicoli e dei pc?
No, non vogliamo costruire una vettura. Quello è un mondo molto complesso. Penso più a un software o se preferisce una piattaforma. Nella vera era dell’Internet delle Cose, fra dieci anni, tutto sarà connesso ma è impossibile per una sola compagnia costruire tutti i dispositivi che ci circonderanno. Per questo penso ad una piattaforma. Il 5G in prospettiva, dal 2025, permetterà di offrire una sorta di super assistente virtuale che ci assisterà in maniere oggi difficili da immaginare.
 
Per l’ufficio, cosa ha in mente?
La sfera lavorativa è importante. Ma è anche importante mantenere la concentrazione e compiere un passo alla volta. Quando saremo pronti entreremo anche in quel mondo. In cinque anni tutti i contenuti saranno conservati sul cloud. Entrando in ufficio vi accederemo dal dispositivo che ci serve per quella particolare funzione. Ed è evidente che i pc sono un tassello fondamentale.  
 
Dal futuro al passato: quale è stato l’errore più grosso che avete commesso?
Nel 2015, dopo il successo del primo OnePlus, ci siamo montati la testa. Abbiamo assunto troppe persone e abbiamo perso la concentrazione. E’ stato un colpo duro ed è stato difficile riprendere la giusta rotta. Fare il miglior prodotto possibile è uno slogan facile da pronunciare, ma molto complesso da mettere in pratica. Vuol dire che tutti nella compagnia si dedicano a quello.
 
Un’ultima cosa: come mai nelle fiere di tecnologia tenete sempre un profilo basso?
Ai grandi stand preferisco delle grandi feste per la nostra compagnia e per i nostri clienti. Mi sembra un modo migliore di spendere soldi.  


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