MILANO – La dirigenza della Pubblica amministrazione è donna e i presidi delle scuole sono quelli che hanno meno soddisfazione in busta paga.

Secondo la ricerca presentata in occasione del Forum Pa, in dieci anni le dirigenti donne nel settore pubblico sono passate dal 42% al 50,6% del totale. “La tendenza – si spiega – è molto più evidente nelle professioni sanitarie: fra i dirigenti non medici del servizio sanitario nazionale e donne sono più del doppio degli uomini”. Ma, avverte lo studio, “l’avanzata rosa” registrata tra il 2007 mil 2017 “è dovuta più al taglio di oltre 10 mila colleghi che a un aumento delle assunzioni femminili”.

Tra le altre tendenze, emerge che i dirigenti pubblici sono sempre più anziani tanto che uno su quattro ha superato i 60 anni. Arrivano ai ruoli apicali dopo una lunga gavetta nel pubblica amministrazione, ben 20 anni nel 50% dei casi. Alle spalle hanno un elevato livello di istruzione: il 97% è laureato e il 16% ha un titolo superiore alla laurea. Ma raramente aggiornano le proprie competenze: in media ogni dirigente ha usufruito di meno di due giornate di formazione all’anno.

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L’indagine ha elaborato i dati della Ragioneria di Stato dei 44.497 dirigenti pubblici con un effettivo ruolo dirigenziale, su un totale dei 169mila ufficiali (non sono considerati medici, magistrati, diplomatici, prefetti e personale in carriera penitenziaria, che hanno un contratto da dirigente senza un vero e proprio ruolo direttivo), pari all’1,4% del totale pubblico impiego.

Per quanto riguarda gli aspetti della remunerazione, la ricerca dice che “i dirigenti della Pubblica amministrazione guadagnano in media 81 mila euro annuali, con punte (medie) di 230 mila euro tra i dirigenti di prima fascia degli enti pubblici non economici e, all’estremo opposto, di circa 60 mila euro fra i dirigenti degli istituti di formazione artistico museale, della scuola e i dirigenti non medici del servizio sanitario nazionale”. In particolare, lo stipendio dei presidi, viene sottolineato, si ferma “a 62.340 euro l’anno, con un aumento di appena 3 mila euro in dieci anni”.


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