ROMA – Il futuro dei videogame è senza console. O almeno è questo che pensa Google con il suo servizio streaming Stadia arrivato ora anche da noi. Basta il joypad e una connessione wi-fi. Stadia funziona con qualsiasi televisore di ultima generazione attraverso Chromecast Ultra, pc portatili o da casa, smartphone Pixel della stessa Google. La potenza di calcolo è nel cloud, dunque non ha importanza quella del dispositivo che stiamo usando. E così dopo la musica, libri, serie tv e film, anche i giochi elettronici arrivano finalmente allo streaming vero e proprio. O qualcosa che gli somiglia: Stadia, malgrado l’abbonamento mensile da 9,99 euro, non è paragonabile a Netflix e allo stesso tempo è diverso da quanto proposto da Nvidia e Sony PlayStation in passato.

La prova. Lo abbiamo provato con cinque giochi, fra i quali Destiny 2, Mortal Kombat 11, Shadow of the Tomb Raider, Red Dead Redemption 2, tutti sono già usciti da tempo. E la maggior parte va acquistata, l’abbonamento consente l’accesso al servizio con l’aggiunta del solo Destiny 2. Su televisore la piattaforma di Google è fluida anche se ci mette ad arrivare al 4K in assenza di una connessione al Web ultra veloce e il consumo di dati è vertiginoso. Bene anche su portatile, meno su Pixel 4 Xl dove invece va un po’ a scatti. Ma certo, il poter giocare dove si vuole lasciando una partita su un dispositivo per poi riprenderla su un altro è comodo.  


Parte Google Stadia, ecco come funziona lo streaming dei videogame secondo il colosso del Web

Il joypad Stadia, ma sono compatibili anche quelli della Playstation e di Xbox se collegati via usb, funziona wireless unicamente su tv via Chromecast Ultra. Negli altri casi bisogna usare il cavo. La connessione poi deve essere quella del wi-fi, il servizio non funziona con le reti 4g. Dunque non si può giocare per strada usando il Pixel.
 

I giochi. I giochi disponibili dovrebbero essere 22, sono stati aggiunti titoli come Final Fantasy XV, Borderlands 3, Metro Exodus. Ma più che a Netflix bisogna pensare ad una console vera e propria, solo virtuale. Se le cose restano così significa che anche le novità arriveranno sulla piattaforma di Google, e ovviamente bisognerà pagarle come avviene anche su Xbox, PlayStation o Switch. L’abbonamento potrebbe somigliare a quelli di Microsoft e Sony, da GamePass a PlayStation Plus, con una serie di titoli non di primissima mano da avere gratuitamente.
 
La conclusione. Insomma, il servizio immaginato (anni fa) da Phil Harrison, ex vice presidente di Sony e di Microsoft ora in forza a Google, è un assaggio di come il mondo delle console potrebbe diventare fra qualche anno. Siamo infatti solo al primo passo e per ora la proposta, fra limiti tecnici e di catalogo, non è ancora così forte da essere una vera alternativa.   

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Carlo Verdelli
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