La fiducia degli italiani nelle banche è poca. E questo è piuttosto risaputo: basti pensare all’immensa mole di risparmi che teniamo ferma pur di non metterla in mano a banche e fondi di investimenti. Tendenza che dovrebbe protrarsi anche nel 2019. Ma negli ultimi tre anni è anche diminuita. Secondo un’indagine svolta da Trustpilot – un sito indipendente di recensioni di prodotti e servizi – e il London Research in cinque Paesi (Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Paesi Bassi e, appunto, Italia), da noi il 39% degli intervistati ha risposto che nel corso degli ultimi 36 mesi la fiducia nei confronti dei servizi finanziari è scesa. Si tratta del dato più alto tra i cinque Stati presi in esame: i Paesi Bassi si avvicinano con il 35% ma sia britannici che francesi si sono fermati al 26% e gli americani al 22%.

La ricerca dice che nella maggior parte dei casi il rapporto fiduciario è rimasto invariato, con picchi del 56% in Francia e del 53% nel Regno Unito; in Italia questa percentuale è al 43%. Solo il 18% degli italiani intervistati ha dichiarato di fidarsi di più di banche e finanziarie, ma in questo caso è un dato che si discosta poco da quello degli altri Paesi: come noi la Francia, mentre nei Paesi Bassi si scende al 13%; un po’ meglio il mondo anglosassone con il 21% degli inglesi e il 31% degli americani che hanno detto di fidarsi un po’ di più dei banchieri rispetto al 2016.

I risultati della ricerca forniscono elementi interessanti anche sul modo in cui i clienti si avvicinano alle banche. Nel corso degli ultimi anni, infatti, lo sviluppo di applicazioni finanziarie tagliate sempre più su misura e l’aumento della concorrenza hanno  tolto quote di mercato ai grandi brand universalmente conosciuti. Il nome, quindi, non basta più. Il 33% degli italiani intervistati ha indicato nei siti di recensioni online la più importante fonte di informazione per capire se una banca merita o no la loro fiducia; subito vengono i comparatori di tariffe (31%) e al terzo posto il sito della banca (26%) che è invece di grande interesse per britannici e americani (42%) e, in media, resta la fonte più consultata a livello internazionale. I grandi investimenti delle banche in spot televisivi sembrano avere scarso effetto nel nostro Paese: solo il 10% dichiara di prenderli in considerazione quando cerca informazioni.

Ma la vera novità è quella delle recensioni: i consumatori sono sempre più propensi ad ascoltare cos’hanno da dire i clienti o ex clienti di una banca prima di fare la loro scelta. Il 75% degli intervistati nei cinque Paesi sostiene che una banca con un buon “tesoretto” di recensioni ha maggiori possibilità di diventare anche la loro banca.

Ma quali sono i servizi per i quali le persone vanno a scandagliare parere in giro per il web? Al primo posto ci sono i mutui, seguiti dalle carte di credito e dai prestiti. In Italia, invece, il terzo posto è occupato dalle pensioni: una preoccupazione crescente in uno dei Paesi più anziani al mondo.

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