Anche la sentenza della Corte di Cassazione che ha definitivamente confermato che il ricchissimo SIlvio Berlusconi nulla deve alla sua ex moglie a titolo di assegno divorzile, manda definitivamente in soffitta il concetto del “buon matrimonio”, vale a dire di quella “rendita parassitaria  a vita” che le donne (perché di loro si tratta), sino a qualche anno fa, si sono garantite, sposando il “ricco del paese” o “il rampollo di buona famiglia”.

Non solo. La Cassazione ha sancito altresì che se i coniugi vogliono conservare l’assetto della famiglia “old style” (moglie casalinga, dedita alla cura della casa, del coniuge e dei figli; marito carrierista, dedito al lavoro e alla produzione di reddito e di successo professionale), la donna, in caso di naufragio del matrimonio, dovrà aver accantonato fondi tali da permetterle di affrontare un lungo processo nel quale dimostrare cosa sarebbe potuta essere professionalmente se non avesse “scelto” i fornelli. E tutto ciò per ottenere, forse, un contributo divorzile dall’ex marito, nemmeno più parametrato al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Perché dunque se la “famiglia” è stata, negli anni, teatro di una rivoluzione copernicana che ne ha socialmente e giuridicamente modificato gli assetti, il nostro legislatore rimane imperturbabilmente restio nell’introdurre, anche nell’ordinamento italiano, i “patti prematrimoniali” di universale utilizzo? Solo con la sottoscrizione di un valido patto prematrimoniale si permetterebbe, fra l’altro, la conservazione del tradizionale assetto familiare, senza “fregature” per le future casalinghe e senza sovraffollamento delle aule dei tribunali.

Pertanto, “future casalinghe” o “professioniste dalle ore contate”, in attesa che il legislatore “lambisca” l’isola famiglia e permetta ai suoi membri di predefinirne l’organizzazione, vi rimane, una sola e unica tutela: la “comunione dei beni”. Veronica, infatti, ha potuto contare sulla generosità del marito che le ha precostituito, nel corso del matrimonio, un patrimonio tale da renderla ” autonoma” anche in assenza di contributo divorzile. La comunione dei beni sopperisce alla mancanza di generosità del coniuge più abbiente! Utilizziamola! Quantomeno fino all’avvento dei patti prematrimoniali.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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