MILANO – Addio severe (e complesse) regole di bilancio per gli Stati membri dell’Unione Europea? Il desiderio di molti Paesi potrebbe diventare realtà. Secondo quanto scrive oggi il Financial Times, la Commissione europea di Ursula von der Leyen potrebbe avviare il lavoro per semplificare le regole del Patto di stabilità e crescita e consentire agli Stati in difficoltà di utilizzare obiettivi di bilancio meno duri da realizzare, in particolare sulla riduzione del debito, nei periodi di recessione. Il quotidiano londinese cita un documento di riflessione interno che riconosce la necessità di una “sostanziale semplificazione” delle regole e parla di un “Patto di stabilità e crescita 2.1”

Secondo l’Ft, la proposta per riformare il Patto potrebbe arrivare nei primi 12 mesi del mandato della commissione von der Leyen. Una delle principale modifiche riguarda gli obiettivi sul debito per consentire una “riduzione ragionevole e sostenibile per le economie più vulnerabili”. Il quotidiano ricorda che l’obiettivo è ripristinare la fiducia tra gli Stati membri, dal momento che le regole attuali, anche quando sono state violate come nel caso dell’Italia, non hanno comunque mai portato a sanzioni.

Lo stesso documento citato dal Financial Times riconosce le difficoltà di arrivare un accordo tra i governi, in particolare per “l’alto livello di polarizzazione e sfiducia tra i difensori di un’applicazione automatica stretta delle regole e quelli di un approccio più basato sulla valutazione”.

Da parte della Commissione è arrivata però una parziale smentita. “A questo documento bisogna dare zero credibilità e credito perchè è basato su un brainstorming interno dei servizi”, ha detto la portavoce Mina Andreeva. “Non è stato visto dalla gerarchia della Commissione, nè dal presidente eletto nè dalla sua squadra di transizione, e ancor meno avallato. E’ sorprendente vedere articoli su un documento in cui le idee sono solo idee che non sono state viste dai politici e che probabilmente non vedranno la luce”, ha concluso la portavoce.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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