ROMA – Spesso un’idea per semplificarci la vita rischia di avere un notevole impatto sulla nostra privacy. Probabilmente anche il brevetto che Amazon ha depositato rientra in questa categoria. Il brevetto in questione consentirebbe agli altoparlanti digitali di ricevere gli ordini anche prima di sentire il comando di attivazione “Ehi Alexa”. L’obiettivo non sarebbe eliminare del tutto il nome dell’assistente digitale, ma consentire all’utente di dirlo anche in mezzo o al termine della frase: ad esempio, “Riproduci musica, Alexa”, oppure “Riproduci musica, Alexa. I Beatles, per favore”. In questo modo si avrebbe una conversazione più naturale.

Dietro questa innovazione, però, c’è altro. Oggi infatti il comando di attivazione, da dire rigorosamente all’inizio di ogni ordine, “accende” la registrazione degli Echo e segna quindi un confine chiaro. Senza di esso o con il suo spostamento in coda, gli smart speaker avrebbero la capacità di ascoltare le frasi precedenti al comando di attivazione, che verrebbero continuamente registrate e cancellate. Un sistema che solleverebbe qualche dubbio sulla privacy degli utenti, anche perché – in questi anni – sono venuti fuori incidenti legati a registrazioni indesiderate e invio involontario di dati.

Come si legge nel documento di Amazon, dopo aver ricevuto l’ordine ‘Alexa’, il dispositivo può “guardare indietro” per capire se il comando è arrivato prima della parola di attivazione. Amazon farebbe con la voce qualcosa di simile a quello che Apple fa con la funzione Live Photos introdotta sugli iPhone: lo smartphone cattura 1,5 secondi di immagini precedenti e successive allo scatto, in modo da cogliere l’attimo migliore. Il funzionamento apre però alcune domande sulla riservatezza, che lo stesso brevetto non ignora.

Ci sarebbero brevi sessioni di registrazione (10-30 secondi), che di volta in volta verrebbero cancellate. Il progetto eviterebbe inoltre di inviare tutto ai server di Amazon, lasciando intendere che gran parte dell’elaborazione sia fatta sul dispositivo stesso. Valgono anche in questo caso tutte le cautele necessarie in caso di qualsiasi brevetto: non è una tecnologia in uso e non è detto che verrà mai sviluppata e applicata, come ha chiarito anche un portavoce di Amazon a BuzzFeed: i brevetti non riflettono “lo stato attuale o il prossimo futuro di prodotti e servizi”. Guardare a ciò che le grandi società depositano, però, è comunque un modo per capire meglio i loro obiettivi.

Una delle sfide è rendere l’interazione più naturale e priva di frizioni possibile. Anche alcune novità di Google Assistant, che arriveranno il prossimo autunno, vanno in questa direzione: si potranno dare più comandi consecutivi senza ripetere ogni volta “Ok Google”. Non è solo una questione di facilità di utilizzo ma anche di efficacia: la conversazione naturale incoraggerebbe gli utenti a conversare con gli smart speaker e utilizzare sempre più servizi a voce.
 


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