MILANO – Nelle migliori intenzioni doveva arrivare fino a tre a uno, ma in alcuni casi il rapporto tra nuovi assunti e pensionati grazie a quota 100 rischia di essere esattamente capovolto. È quanto mette in evidenza uno studio dei Consulenti del Lavoro che sottolinea anche la perdita di 3,3 milioni di giovani tra gli occupati in 23 anni. “Come avevamo annunciato già a marzo, nel 2019 per effetto di Quota 100 un giovane su tre pensionati farà ingresso nel mondo del lavoro (circa 116 mila ragazzi under 30) in virtù di quei 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento, stimati nella fase di avvio della misura”, ha detto il presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca. “Le imprese potrebbero sfruttare i prepensionamenti come strumento di gestione delle ristrutturazioni aziendali per ridurre il personale, più che per il ricambio generazionale”, ha proseguito De Luca. “Ipotizzando, infatti, tassi differenziati per fondo previdenziale la percentuale di turnover prevista è pari al 37%”.

I numeri cambiano molto in funzione del tipo di impiego: se per i lavori poco qualificati il ricambio generazionale è quasi assoluto, per quelli più qualificati non viene favorito l’ingresso di giovani.

Il rapporto elaborato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su ‘Il ricambio generazionale dell’occupazione”, che entra nel dettaglio delle professioni “sostituibili” e “non sostituibili”, evidenzia le maggiori difficoltà per le professioni qualificate: si registra infatti un saldo negativo tra l’ingresso di giovani alla prima esperienza e pensionati per legislatori, imprenditori e alta dirigenza (-48 mila), professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (-48 mila), impiegati (-27 mila), conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli (-45 mila) e militari (-3 mila).

Solo una parte dei posti dei pensionati – secondo lo studio – è stata sostituita dai giovani, in quanto la restante è stata affidata a lavoratori meno giovani, adulti con maggiore esperienza oppure non è stata sostituita affatto. Tra le professioni dove invece si registra il maggiore ricambio, ci sono innanzitutto quelle inerenti le attività commerciali e i servizi (+358 mila), le professioni esecutive relative all’accoglienza nei settori del turismo (+9 mila).

Nessuna difficoltà di ricambio generazionale poi per programmatori (+11 mila), disegnatori industriali (+9 mila), esperti in applicazioni informatiche (+7 mila), ma anche in professioni più tradizionali ma in espansione come i tecnici di vendita e distribuzione (+7 mila) e in professioni sanitarie riabilitative (+5 mila) come fisioterapisti, podologi, ortottisti e terapisti della riabilitazione psichiatrica. Basso ricambio occupazionale e saldo negativo invece in mestieri come tecnici del lavoro bancario (-2 mila) e segretari amministrativi, archivisti e tecnici degli affari generali (meno di mille unità), probabilmente – evidenzia lo studio – per fattori esogeni come la diffusione dei servizi bancari e di pagamento on-line che ha determinato la chiusura degli sportelli.

Lo studio evidenzia come in Italia si sia avuto un fenomeno unico tra i Paesi dell’Ue: la perdita tra il 1995 e il 2018 di 3,3 milioni di giovani 15-34enni occupati e l’aumento di 5,7 milioni adulti over 35. “Misure di uscita anticipata dal mercato del lavoro non sempre producono gli effetti sperati. Spesso accade il contrario, soprattutto nel settore privato”, sottolinea De Luca.

Nel 2019, per effetto di Quota 100 entreranno nel mondo del lavoro circa 116 mila ragazzi under 30, “in virtù – spiega De Luca – di quei 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento, stimati nella fase di avvio della misura. Ipotizzando, infatti, tassi differenziati per fondo previdenziale la percentuale di turnover prevista è pari al 37%”.

 



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