MILANO – Un incontro tra i dipendenti di una delle compagnie solitamente associata all’alta qualità della vita (lavorativa) per discutere di un tema assai particolare: le ‘rappresaglie’ da parte dell’azienda contro chi ne parla male o si permette di fare critiche. E’ successo a Google, venerdì.

L’ha raccontato l’agenzia finanziaria Bloomberg, ricostruendo come due tra i leader delle recenti proteste presso la compagnia tech abbiano poi lamentato di aver subito pressioni dai dirigenti. E che le loro storie siano in realtà comuni ad altri dipendenti della maggior società del web al mondo.

S’incrina così la reputazione del gruppo capace – stando ai risultati della Silicon Valley – più di ogni altro di trattenere i migliori talenti del computer. Anche perché queste denunce arrivano a valle di una serie di temi esplosi tra le mura di Mountain View: spiega l’agenzia finanziaria che recentemente i sondaggi interni hanno mostrato un netto calo della fiducia verso i top manager da parte dei dipendenti. Proprio di questi tempi, un anno fa, fece scalpore il caso di un progetto per il Pentagono, al quale molti tecnici si rifiutarono di collaborare in una sorta di obiezione di coscienza che portò anche a dimissioni volontarie. Poi in autunno era stata la volta del #GoogleWalkout, protesta mondiale nata dalle donne di Google che hanno censurato le buonuscite versate agli ex manager accusati di condotte improprie (di tipo sessuale).

Proprio pochi giorni fa, due delle organizzatrici di quelle proteste – Meredith Whittaker e Claire Stapleton – hanno denunciato che Google le ha ‘punite’ per il loro attivismo, chiedendo agli altri membri dello staff di ritrovarsi per parlare di queste prassi. Demansionamenti ingiustificati, stop a progetti che seguivano, addirittura l’invito a prendersi un periodo di malattia senza bisogno, le prassi da loro denunciate e – in parte – rigettate dai dirigenti del motore di ricerca. Ne è nata una conferenza via web che ha rivelato altre storie simili.

Una portavoce di Google ha chiarito all’agenzia Usa che questo genere di ritorsioni “sono proibite al luogo di lavoro” e che la visione su questo punto è pubblicamente nota. Anzi, “per esser certi che nessuna problematica dei dipendenti resti inascoltata, offriamo diversi canali per denunciare le loro preoccupazioni – anche in via anonima – e svolgiamo indagini interne su ciascuna segnalazione”.

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