MILANO – A otto anni dal primo accordo sulla rappresentanza e a valle di un iter avviato nel 2014, Cgil, Cisl e Uil e Confindustria hanno firmato con Inps e Ispettorato del Lavoro la convenzione per la misurazione e la certificazione della rappresentanza sindacale. Ovvero una procedura per sapere con certezza quali sono le sigle dei lavoratori che hanno un “peso” reale nelle aziende e quindi ragione di sedersi ai tavoli sui contratti.

L’accordo siglato in giornata prevede che l’Inps abbia il compito di “pesare” i sindacati attivi nel settore privato, attraverso la valutazione di un mix tra iscritti e voti nelle elezioni delle Rsu su modello di quanto già accade per il pubblico impiego.

La convenzione attua il testo unico sulla rappresentanza facendo scattare per l’accesso al tavolo della trattativa la soglia di una forza minima del 5% (intesa come misto tra iscritti e voti). Perché il contratto sia firmato, serve invece una maggioranza semplice: verranno cioè ritenuti validi soltanto i contratti siglati dai sindacati che hanno il consenso del 50% più un lavoratore.

L’Istituto della previdenza avrà il compito di raccogliere i dati relativi ai voti affidati alle singole sigle di categoria, nell’ambito delle elezioni delle Rsu in azienda. Dovrà poi pesare questo numero con quello delle associazioni registrate dai sindacati, in modo da definirne il peso.

Il passaggio è senza dubbio rilevante – come hanno sottolineato tutte le parti in campo – come snodo per arrivare a una completa risistemazione delle relazioni industriali. Dal punto di vista tecnico, si osserva tra gli esperti dei meccanismi di rappresentanza e sindacati, non ci dovrebbero esser problemi di scambio dei dati. Il vantaggio pratico più tangibile dovrebbe esser lo snellimento delle procedure istruttorie dei tavoli negoziali, che spesso si impantanano – ancor prima di andare nel concreto delle misure da discutere – su chi debba o meno partecipare.

Quanto all’aspetto del dumping salariale, ovvero la registrazione di “contratti pirata” da parte di organizzazioni poco rappresentative solo per minimizzare il costo del lavoro, è difficile prevedere ricadute immediate. La convenzione resta infatti nell’ambito dei rapporti confindustriali, una settantina di contratti sugli oltre 800 censiti al Cnel. Insomma, bisognerà arrivare a una legge vera e propria per combattere i “pirati” della contrattazione che stanno fuori da questo ristretto giardinetto. Il primo passo dovrebbe esser quello di estendere questa misurazione della rappresentatività all’altro capo del tavolo, ovvero alle organizzazioni datoriali. Una evoluzione indicata anche nel Patto di fabbrica di sindacati e viale dell’Astronomia.

Ha rimarcato infatti Annamaria Furlan (Cisl): “Occorre ora fare un ulteriore passo avanti per definire regole e criteri per la rappresentanza datoriale. Solo così si può sgomberare il campo dai tanti contratti pirata esistenti”. “Mi auguro – ha affermato Carmelo Barbagallo (Uil) – che inizi una nuova fase della rappresentanza recuperando 8 anni di fatiche”, e ha poi lanciato: “Dobbiamo estendere le Rsu in tutto il territorio compiendo così un passo avanti per la democrazia rappresentativa”. Ha chiosato Maurizio Landini (Cgil): “È una giornata molto importante. La misurazione e la certificazione della rappresentanza significa non solo garantire la libertà sindacale ma darci delle regole”. Il fine ultimo del percorso, per Landini, oltre a combattere il dumpin è “dare validità erga omnes ai contratti”. Una questione che può essere “riempita anche da un intervento normativo che abbia queste caratteristiche”.

Alla firma ha reagito anche la neo ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha presenziato all’atto ufficile. “Con la firma della convenzione sulla rappresentanza sindacale sono certa che inizi un nuovo percorso nella storia delle relazioni industriali – ha detto – Percorso che ha tra i suoi punti di arrivo l’emanazione di una legge sulla rappresentanza, attuando la seconda parte dell’articolo 39 della Costituzione”, ovvero sull’efficacia erga omes dei contratti.

Si tratta di “un’occasione unica” per avviare relazioni sindacali trasparenti, avere una crescita inclusiva e contrastare il dumping contrattuale, ha invece spiegato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Quest’ultimo ha sottolineato che la contrattazione dei lavoratori e dei sindacati deve avere “una funzione anticoncorrenziale”, mentre “negli ultimi anni ha avuto una funzione concorrenziale”; l’accordo pone la necessità della trasparenza e conferma la funzione originale della contrattazione che è  appunto anticoncorrenziale. “La concorrenza – ha insistito Tridico – si fa sul mercato, sull’innovazione, sui processi e prodotti non sui lavoratori”.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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