MILANO – Mentre, come ha svelato Repubblica, sul concorso dei navigator pesano i dubbi circa la modalità di calcolo dei risultati, Anpal Servizi e le Regioni hanno raggiunto un accordo sull’utilizzo dei nuovi assunti nei centri per l’impiego delle diverse province, tenendo conto delle diverse esigenze a livello territoriale.

E’ la stessa Anpal Servizi ad annunciarlo in una nota, nella quale il presidente Mimmo Parisi dice che “è stata una vittoria di gruppo, una vittoria dell’Italia. Sull’assistenza tecnica che la società in house Anpal Servizi offrirà ai Centri per l’impiego tramite i navigator, nel quadro del Reddito di cittadinanza”.

Parisi ha ricordato che l’accordo sblocca le convenzioni con le Regioni, “grazie alle quali verranno subito contrattualizzati i navigator, in tempi da record, per poter avviare la fase della formazione intensiva. Le politiche attive del lavoro legate al Reddito di cittadinanza entrano quindi nel vivo”. Il Piano operativo dedicato ad ogni regione dovrà dettagliare il ruolo che i nuovi innesti dovranno svolgere concretamente, che sono limitati all’assistenza tecnica. Nel Piano, si legge, “viene illustrato l’intero processo di presa in carico e di accompagnamento dei beneficiari del Reddito di cittadinanza tenuti a stipulare il Patto per il lavoro. In relazione a tale processo, vengono descritte le attività svolte dai navigator con l’obiettivo di garantire l’uniformità dei servizi su tutto il territorio nazionale”.

Come si diceva, però, sul concorso che ha portato a stilare la graduatoria dei 2.978 vincitori e 5.960 idonei alla corsa per navigator, risulta falsata – tanto che chi ha visionato il proprio compito parla ora di “truffa” – dal metodo utilizzato per dare un punteggio alle risposte. Secondo il bando, il quizzone da cento domande doveva garantire un punto per ogni domanda esatta, zero per quelle sbagliate e una penalità di 0,4 per gli errori o le risposte multiple. Il voto finale doveva quindi oscillare tra -40 (tutte errate) a 100 (tutte giuste) e 60 il punteggio minimo per l’idoneità. Invece ai test è stata applicata una formula che ha riportato il voto tra zero e 100 punti. Il problema è che i partecipanti hanno inteso di dover rispondere almeno a 60 domande, per poter centrare la sufficienza, salvo poi scoprire che bastava rispondere a 45 domande corrette e basta.

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