MILANO – Ore 9.35. La settimana sui mercati riparte appesantita dallo scontro riacceso tra Stati Uniti e Cina sul fronte commerciale. Pechino, a sorpresa, venerdì ha annunciato nuovi dazi su 75 miliardi di dollari di prodotti americani. A stretto giro gli Usa hanno risposto con un nuovo rialzo delle tariffe sui beni cinesi e dal G7 di Biarritz il presidente Donald Trump ha anche ipotizzato la possibilità di ordinare alle imprese americane di ritirarsi dal territorio cinese. Un’eventualità, questa, che il segretario del Tesoro Steven Mnuchin ha definito tecnicamente possibile e che però lo stesso Trump in un secondo momento, sempre parlando al G7, ha per il momento voluto allontanare.

Le Borse europee ripartono tutte in calo: Milano cede lo 0,34%, Londra lo 0,47% e Francoforte o 0,12%. In Asia i listini hanno vissuto una seduta in flessione con il Nikkei che ha concluso gli scambi con un pesante -2,17%.

Intanto a partire dallo scontro commerciale è anche lo yuan, scivoltato ai nuovi minimi da 11 anni. Il renminbi onshore, il cui tasso di cambio è definito dalla Banca centrale cinese, oggi è a 7,0570 dollari mentre l’offshore ha raggiunto i 7,15, punto più basso dal 2008 ad oggi. Poco mosso l’euro a 1,1104 dollari.

Mentre Pd e Movimento 5 Stelle proseguono le trattative per la formazione di un possibile governo che eviti il ritorno alle urne lo spread continua la sua discesa e in mattina asi posiziona a 196 punti, con il rendimento del titolo decennale all’1,28%.

Trai dati macroeconomici il più atteso è l’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche, dopo che indiscrezioni pubblicate sullo Spiegel hanno mostrato come il governo di Berlino si attenda una crescita negativa anche nel terzo trimestre, preparandosi così ad entrare in recessione tecnica.

La guerra commerciale continua a far male anche al petrolio, le cui quotazioni sono in discesa per il  I prezzi del petrolio sono in calo per il quarto giorno consecutivo. I contratti sul Wti arretrano di 65 cent a 53,52 dollari e quelli sul Brent cedono 59 cent a 58,75 dollari al barile.

Schizzano le quotazioni dell’oro: Lil lingotto è arrivato a 1.555,07 dollari l’oncia, toccando il massimo dal 2013, salvo poi ripiegare a 1.545 dollari.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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