MILANO – Sotto la soglia di 9 euro – il livello lordo cui, secondo la proposta del M5s, si dovrebbe collocare il salario minimo – si trova il 28,9% dei rapporti di lavoro: 4,3 milioni.

Sono i dati presentati dal vicedirettore dell’Inps, Ferdinando Montaldi, nel corso di un’audizione alla Camera sulle risoluzioni in materia di retribuzione minima oraria. I dati, aggiornati al 2017, mostrano che per i soli dipendenti di aziende private non agricole l’incidenza scende al 25,9%. L’importo complessivo delle retribuzioni lorde (comprensive della 13esima mensilità) sotto soglia è pari a 9 miliardi e 700 milioni, che corrisponde a 2,3% del monte salari complessivo del 2017.

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Secondo i numeri portati alla Camera dall’Istituto della previdenza sociale, i settori con il maggior numero di rapporti di lavoro al di sotto della soglia minima sono quelli del noleggio, agenzie di viaggio, servizi alle imprese (688 mila rapporti di lavoro per 1 miliardo e 736 milioni di massa retributiva); attività manifatturiere (672 mila rapporti di lavoro per 1 miliardo e 508 milioni di euro di retribuzioni lorde sotto soglia); servizi di alloggio e ristorazione (571 mila rapporti di lavoro per 1 miliardo e 59 milioni di retribuzioni lorde); lavoratori domestici (482 mila rapporti di lavoro per 1 miliardo 912 milioni di euro di retribuzioni lorde sotto soglia), operai agricoli (414 mila rapporti di lavoro per 312 milioni di retribuzioni complessive sotto soglia).

Alle audizioni hanno preso parte anche i Consulenti del Lavoro, che già nel recente passato avevano stimato – nella configurazione di salario minimo a 9 euro lordi per tutti i lavoratori – un aumento del costo del lavoro per le aziende nell’ordine dle 20 per cento e una spesa di 5 miliardi e mezzo di euro per adeguare chi si trova al di sotto. A questo conteggio, in audizione l’Ordine di Consulenti del lavoro ha aggiunto una seconda considerazione: considerando anche i costi indiretti per 12 miliardi per l’adeguamento dei livelli di inquadramento dei lavoratori sopra la soglia, il conto totale salirebbe a 17,5 miliardi.

Secondo l’Alleanza delle Cooperative, alla contrattazione sottoscritta dalle parti sociali più rappresentative spetta la determinazione del salario minimo, riservandola alla legge solo nei settori nei quali la contrattazione leader è assente, o dove prevalgono contratti sottoscritti da soggetti non rappresentativi. Di controm con un salario minimo di legge valido per tutti “si introdurrebbe un pericoloso sistema che non ha nulla a che vedere con la storia delle relazioni industriali e degli assetti contrattuali del nostro paese, dove la definizione dei salari minimi resta prerogativa delle parti sociali; senza dimenticare che il contratto collettivo non stabilisce solo i salari, ma garantisce tutele e diritti per i lavoratori e opportuni strumenti di flessibilità alle mutate esigenze organizzative e di mercato delle imprese”.


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