MILANO – Via libera alle norme che riguardano il rimborso degli investitori travolti dai crac delle banche degli anni scorsi, con aumento del tetto del ristoro da 100 a 200mila euro, all’ingresso del Tesoro in Alitalia e al pacchetto di normative che dovrebbero – nelle intenzioni del governo – aiutare l’Italia produttiva a recuperare slancio dopo la recessione della seconda metà del 2018. Stop invece alle regole specifiche per il debito di Roma Capitale, con tanto di tensione nell’esecutivo, e palla rimandata dal governo nel campo delle Camere per sbrogliare la matassa.

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Su quest’ultimo punto si è giocata in particolare la partita del Consiglio dei ministri, che si è protratto fino a notte fonda. Alla fine, dalla riunione ne è uscita una sorta di mediazione che in realtà ha previsto lo stralcio di gran parte delle norme (i commi da 2 a 6). Secondo Matteo Salvini rappresenta un successo perché “i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco della Capitale”. Opposta la lettura dei 5 stelle, che prendono l’esito notturno come un punto di partenza e mettono in evidenza che è stato approvato il Salva Roma “a metà, in particolare i commi 1 e 7” mentre sugli altri deciderà il Parlamento.

La norma integrale, presente nelle versioni precedenti del decreto, prevedeva che si ponesse fine nel 2021 alla struttura commissariale di Roma, quella parte di gestione del debito pregresso (quello accumulato fino al 2008, oltre 11 miliardi) e che dipende direttamente da Palazzo Chigi. Proprio a questa gestione, dal 2010 in avanti, lo Stato contribuisce con 300 milioni di euro (che salgono a 500 milioni se si considerano altre extra-entrate comunali derivanti dall’adizionale Irpef e dalla tassazione dei passeggeri in transito). Parte del debito storico, secondo la norma, sarebbe passato al Tesoro: oggetto del trasferimento sarebbe stato in particolare un bond da 1,4 miliardi (3,6 con gli interessi), con l’obiettivo di ridiscuterne il costo (oggi molto caro) e il rimborso ai creditori.

Secondo l’idea originaria, chiudendo la struttura presso Palazzo Chigi la gestione dei debiti vecchi sarebbe poi passata al Comune. I risparmi – pari secondo gli architetti della norma a due miliardi e mezzo – sarebbero derivati anche dalla rinegoziazione dei mutui con le banche da parte dello Stato e da una ricognizione del piano di rientro del debito. I fondi rinvenuti, nelle intenzioni della sindaca Raggi, dovevano essere utilizzati anche per ridurre l’Irpef, attualmente tra le più alte a Roma.

I commi stralciati dall’articolo del decreto crescita durante la notte sul cosiddetto “Salva-Roma” sono proprio quelli che disciplinano la possibile assunzione a carico del bilancio dello Stato degli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale delle obbligazioni del Comune “attualmente inclusi nella massa passiva della gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso della capitale”. Gli oneri, si legge nella relazione tecnica all’ultima bozza del decreto, ammontano a 74,8 milioni annui dal 2020 al 2048 e sono posti a carico di un Fondo presso il Mef. Bisogna però ricordare che il passaggio in capo al Tesoro avrebbe previsto, d’altra parte, una riduzione del trasferimento annuale a carico della gestione commissariale e quindi sarebbe stato a “somma zero” per i conti pubblici.

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Quel che non ha digerito la Lega è stato il “trattamento esclusivo” della Capitale e lo stralcio del cuore del provvedimento dovrebbe proprio servire per riscriverlo in modo da estendere queste facoltà ad altri comuni in difficoltà.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha provato a smorzare la tensione commentando su Facebook l’esito del Cdm: “E’ stato definito un percorso normativo a sostegno dei Comuni, a partire da Roma, in difficoltà finanziaria, sul quale il Parlamento potrà intervenire ancora in sede di conversione”.

Quanto al resto delle misure, ha spiegato il premier, “il pacchetto che abbiamo messo in campo include innanzitutto una serie di norme studiate per il nostro prezioso tessuto di piccole e medie imprese, favorendone l’accesso a numerose forme di finanziamento e riducendo in modo significativo il carico fiscale che grava sulle loro spalle”. E ancora: “Abbiamo previsto significativi interventi per l’ambiente, come il potenziamento del bonus per la riqualificazione energetica degli edifici e gli incentivi all’economia circolare, e per il rilancio del settore dell’edilizia. Abbiamo introdotto misure che permetteranno ad Ilva di riprendere la propria attività con la nuova gestione”.

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