MILANO – Matteo Salvini rilancia la palla nel campo fiscale, evocando una aliquota fissa sul reddito dei lavoratori dipendenti al posto delle aliquote Irpef, ma i conti del Tesoro dicono che costerebbe quasi 60 miliardi dando subito modo alle opposizioni di parlare di una promessa da “campagna elettorale”.

Il leader della Lega, parlando con i giornalisti da Melfi in provincia di Potenza, ha detto: “Noi non abbiamo smesso di lavorare” sulla flat tax “giorno e notte”. “Con questa manovra economica siamo già riusciti ad avvantaggiare tantissimi artigiani, partite Iva, commercianti, piccoli imprenditori, liberi professionisti, chi fattura fino a 65 o 100 mila euro: nel 2019 vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie dei lavoratori dipendenti italiani”.

Per i lavoratori autonomi, l’ultima legge di Bilancio ha previsto due scaglioni con tassazione agevolata: per le partite Iva fino a 65mila euro (fa fede il fatturato dell’anno prima) è prevista un’aliquota del 15% sull’imponibile, con uno sconto del 35% sui contributi. La fascia di reddito successiva arriva a 100mila euro e – a partire dall’anno prossimo – prevede una imposta per tutti al 20 per cento.

Cosa vorrebbe dire estendere un simile impianto anche ad altre categorie di lavoratori, come i dipendenti evocati da Salvini? In queste ore è circolata una simulazione elaborata dal Mef, a inizio febbraio, che secondo quanto riporta l’Ansa parte da uno schema con una deduzione di 3mila euro per ciascun componente del nucleo familiari con reddito fino a 35mila euro mentre per i redditi superiori ai 50mila euro all’anno, secondo la simulazione, non sarebbe prevista alcuna deduzione. Il testo fa riferimento ad una duplice aliquota: del 15% fino a 80mila euro di reddito e del 20% per i redditi eccedenti tale soglia. La misura, si legge nel documento, favorirebbe un numero di nuclei familiari pari a 16,4 milioni mentre il vantaggio medio familiare sarebbe di circa 3600 euro.

Il conto di questa flat tax a due aliquote sul reddito familiare sarebbe di 59,3 miliardi.

Il governo sarà a breve impegnato a definire il Def, il documento di economia e finanza, che dovrà scontare il rallentamento della crescita (dall’1 per cento del governo, la Commissione Ue è scesa allo 0,2 e l’Ocse è andato in negativo a -0,2%) e anche fare i conti con aumenti dell’Iva previsti per 23 miliardi.

Immediata la reazione delle opposizioni. “Con l’annuncio dell’introduzione della flat tax nel 2020 anche per le famiglie, Salvini dimostra di essere più interessato alle campagne elettorali che al Governo di un’Italia entrata in recessione”, scrive il capogruppo di Liberi e uguali alla Camera, Federico Fornaro. “Una flat tax che, oltre che essere uno strumento sbagliato e iniquo – continua – costerebbe secondo gli esperti oltre 50 miliardi di euro di mancate entrate fiscali”.

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