MILANO – Il cosiddetto “bonus Renzi” da 80 euro al mese è “tecnicamente sbagliato” e per questo “va riassorbito” nell’ambito di una complessiva riforma fiscale. E’ questa l’opinione del ministro delle Finanze, Giovanni Tria, sulla misura introdotta nel 2014 e poi resa stabile l’anno successivo. Un credito Irpef che va alle persone che guadagnano tra gli 8 mila e i 26.600 euro all’anno, con un meccanismo a calare per l’ultimo intervallo di 2 mila euro di reddito (quindi oltre 24.600 euro).

Secondo Tria, che è intervenuto ad Agorà “nell’ambito di una riforma fiscale gli 80 euro vengono riassorbiti. Tecnicamente è stata una decisione sbagliata, risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male”. Secondo l’ultima ricognizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, con oltre 9 miliardi di valore il bonus Renzi è la regina delle cosiddette “spese fiscali”, che nelle prime venti voci assommano un mancato gettito per lo Stato di 46 miliardi di euro.

Più volte in passato si è parlato di come sistemare la questione dei sostegni al reddito che arrivano attraverso la fiscalità. E più volte si è proposto di fare tabula rasa dei molteplici mezzi ad oggi esistenti, per rimettere mano e semplificare tutta la fiscalità a favore delle famiglie. Una esigenza che è diventata sempre più forte, vista la promessa di una flat tax che ha bisogno di ingenti risorse per essere alimentata. E, viste le dichiarazioni di Tria, pare che anche gli 80 euro dovranno contribuire a fornire i soldi necessari per realizzare la tassa unica (o due livelli fissi) per le famiglie.

Altro capitolo dal quale attingere risorse, l’ormai nota questione delle clausole di salvaguardia che nel 2020 potrebbero far scattare aumenti Iva per 23 miliardi. Secondo Tria, in Italia sarebbe meglio avere più Iva e meno Irpef: “E’ una mia posizione scientifica- ha detto – un’opinione sulla composizione del prelievo fiscale, per cui è meglio avere più imposte indirette, come l’Iva, e meno dirette come l’Irpef”. Ma questo – ha aggiunto – non ha niente a che vedere con l’ammontare delle tasse”.

Proprio sul sostegno ai nuclei, per altro, si sta consumando una nuova frattura nel governo, con la struttura del ministro leghista Fontana che ha predisposto alcune proposte di modifica al dl Crescita, mentre il vicepremier Di Maio è andato avanti per la strada di un decreto ad hoc. Ma, ha spiegato ancora Tria, le coperture per il decreto famiglia “non sono state individuate al momento” e il provvedimento “è stato rinviato”. Riguardo le coperture, inoltre, “sapremo a fine anno e non adesso se si spenderà meno di quanto preventivato” per il reddito di cittadinanza ed “è chiaro come queste spese non si possano portare all’anno seguente”.

Il titolare delle Finanze si è poi soffermato sui temi più generali legati ai conti pubblici. A cominciare dalle recenti uscite – firmate Salvini – sulla possibilità di sforare i parametri Ue. “Il deficit non è una decisione autonoma dai mercati, perché significa prendere denaro a prestito” e “il problema è che il deficit significa che qualcuno sia disponibile a prestarci del denaro a quel tasso di interesse. Inutile pensare di fare un deficit per 2-3 miliardi in più quando poi per fare questo dobbiamo fare interessi aggiuntivi per 2-3 miliardi”. Lo ha spiegato a Salvini?, gli è stato chiesto. “Salvini lo sa bene e non devo spiegare nulla a nessuno. C’è una campagna elettorale in atto”.

Sempre su Rai3, Tria si è comunque mostrato più fiducioso sull’andamento economico dei prossimi mesi: “Nella seconda parte dell’anno potremo avere una ripresa più forte e dipende anche da quanto riusciamo a creare fiducia negli investitori e fiducia nei risparmiatori, che così possono utilizzare più reddito per i consumi. Per questo non bisogna creare allarmi per il futuro”.

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