MILANO – Come nella consueta partita a scacchi tra i due soci litigiosi, il gioco torna in mano a Elliott che lancia la sua campagna in vista della resa dei conti in Tim con l’assemblea di fine marzo.

Rapido riassunto delle precedenti puntate. I soci francesi di Vivendi sono i primi azionisti di Tim, vicini al 24%, ma il fondo Usa ha espresso la maggioranza del consiglio di amministrazione nell’ultima assemblea, anche grazie al supporto della Cassa depositi e prestiti che sta salendo in questi giorni verso il 10% del capitale della società Tlc. Negli ultimi giorni, una lettera dei sindaci di Telecom – sollecitati proprio dai francesi – ha messo nel mirino il ruolo del presidente Fulvio Conti (di nomina Elliott), ‘accusandolo’ di non aver “fornito le medesime informazioni a tutti i consiglieri nello stesso momento e che talune informazioni siano state fornite solo ad alcuni consiglieri e segnatamente solo a quelli eletti nella lista presentata da Elliott”.

Rilievi che hanno armato la mano di Vivendi, che ha denunciato un “consiglio d’amministrazione ombra” composto dai soli membri in quota del fondo speculativo. “Le irregolarità nella governance di Telecom Italia evidenziate dal report del Collegio Sindacale rafforzano la volontà di Vivendi di richiedere il ritorno ad un Consiglio di Amministrazione più equilibrato”, hanno chiesto i soci francesi.

Dopo queste ultime schermaglie, il fondo Elliott è tornato a farsi sentire con una nuova presentazione e un nuovo sito (www.time-for-tim.com) in vista del 29 marzo, data nella quale i soci Tim si troveranno “di fronte una scelta tra la stabilità e il continuo recupero di valore per la società o il ritorno della cattiva gestione di Vivendi con le sue promesse non mantenute, la distruzione di valore e il disprezzo per le regole di buona governance”.

Elliott crede che “non sia possibile sostenere i candidati proposti da Vivendi, che non sono autenticamente indipendenti, e che un voto in loro favore semplicemente riconsegnerebbe il controllo a un Gruppo che si caratterizza per dimostrati conflitti di interessi, operazioni con parti correlate e una lunga storia di distruzione di valore per gli azionisti di Tim”. Una chiara intenzione di voto in viata della delibera sulla revoca dei consiglieri chiesta da Vivendi. “È il momento di dare a Tim e al suo cda stabilità e spazio di manovra per portare avanti la sua strategia – si legge – per arrivare a quella riorganizzazione di cui c’è gran bisogno e per arrivare in modo sostenibile alla creazione di valore per gli azionisti. È ora che Tim si lasci alle spalle la dannosa gestione del passato e ribadisca la sua decisione di guardare con fiducia al futuro. È ora che Tim diventi, come afferma il suo nuovo Amministratore Delegato, una società normale”.



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