MILANO – L’anno scorso si sono verificati meno scioperi, ma non mancano i campanelli d’allarme da parte del Garante del settore. Le agitazioni nei servizi pubblici essenziali sono state proclamate in 2.109 casi l’anno scorso, a fronte delle 2.448 del 2017.

Nella sua relazione annuale, il presidente della Commissione di garanzia dello sciopero, Giuseppe Santoro-Passarelli, ha spiegato che a seguito degli interventi della Commissione – 312 segnalazioni preventive per scioperi ritenuti illegittimi – e di revoche spontanee delle parti, gli scioperi effettuati sono stati 1.389 contro i 1.616 dell’anno precedente. Gli scioperi generali nazionali proclamati dai sindacati di base (Usb, Usi, Cobas etc) ammontano a 9 contro i 13 del 2017. Gli scioperi si riducono in quasi tutti i settori, mentre esplodono nel comparto dell’igiene ambientale: “La conflittualità – nota il Garante – si concentra soprattutto nelle regioni meridionali con picchi significativi in Campania, la Regione dove si effettuano più scioperi, e in Sicilia”. Se si parla di agitazioni proclamate, la classifica è infatti: Campania (329), Lazio (251), Sicilia (244), Lombardia (181), Veneto (102), Puglia (104). Solo 4 scioperi proclamati l’anno scorso in Valle d’Aosta, 5 in Umbria, 8 in Molise e 9 nelle Marche.

Nella relazione Santoro Passarelli indica che in particolare sono diminuiti gli scioperi effettuati nel trasporto urbano (223 contro i 318 del 2017) e nel trasporto aereo (130 contro 159), mentre sono aumentati quelli nel trasporto ferroviario (51 contro 37). Dimezzati gli scioperi nel settore del recapito postale e telecomunicazioni e in flessione quelli nel comparto ministeri (10 astensioni a fronte delle 17 del 2017). Lieve incremento nel settore Regioni e autonomia locali (101 contro 96) e nel comparto scuola e università (32 e 14 scioperi effettuati nel 2018 contro rispettivamente 26 e 2).

Il più conflittuale è risultato il settore dell’igiene ambientale, che ha visto 230 scioperi rispetto ai 188 dell’anno precedente. “In tale settore – spiega il Garante – si riflette il divario tra il Nord e il Sud del Paese. La principale causa di insorgenza del conflitto, nell’Italia meridionale, è il ritardo nel pagamento degli stipendi ai lavoratori. Nell’Italia settentrionale, invece, il conflitto tra origine, per lo più, dalla eccessiva segmentazione del servizio, con il massiccio ricorso al subappalto e il fiorire di Cooperative sociali che operano con il ricorso a mano d’opera a basso costo, oppure applicando alle maestranze, contratti peggiorativi (ad es. il Contratto collettivo nazionale di Pulizie e Multiservizi agli operatori ecologici)”.


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