Le agenzie legali delle scommesse – i negozi di strada dove migliaia di italiani tentano la fortuna – potranno conservare la loro insegna. Non dovranno smontarla né oscurarla. Il rischio di un oscuramento delle insegne – potrà sembrare incredibile – era concreto. Tra poco, già a partire dall’8 agosto, l’Italia vieterà le pubblicità del gioco d’azzardo e delle scommesse. Non proprio tutte le pubblicità, ma gran parte di esse. Il divieto di pubblicità – che vuole proteggere le persone da dipendenze e nevrosi – è scritto nel decreto dignità del luglio 2018 (il numero 87). Decreto poi convertito in legge ad agosto 2018 ed ormai prossimo a produrre i suoi effetti, dall’estate del 2019.

In queste settimane l’AgCom – il garante delle Comunicazioni – ha scritto le “linee guida” per spiegare alle imprese delle scommesse, ai media che ospitano le pubblicità, agli scommettitori stessi come questi divieti saranno applicati. Nelle sue “linee guida”, che verranno approvate nelle prossime ore, l’AgCom precisa che le insegne non sono una forma di pubblicità. Sono dei marchi. E servono a distinguere le agenzie legali di scommesse da quelle in mano a strozzini, mafie, criminali. Con questa motivazione, l’AgCom salva tutte le insegne. Che dunque conservano il diritto ad esistere. Quelle delle agenzie specializzate; e quelle di tabaccai ed edicole che permettono di giocare anche alle scommesse di Stato (come Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Totogol).

Questa precisazione dell’AgCom viene accolta con sollievo dal ministero dell’Economia. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio calcola che lo Stato incassa cifre importanti dalle puntate degli italiani. Parliamo di 10 miliardi di euro l’anno (cifra record raggiunta fin dal 2016). Il ministero, che pure avrà a cuore la salute mentale degli scommettitori, non vuole che il divieto di pubblicità sia applicato in termini fanatici perché non intende perdere entrate erariali. L’AgCom, dunque, si fa carico di questa preoccupazione del ministero. Nello stesso tempo, l’AgCom stabilisce che le agenzie di strada, i tabaccai e le edicole non potranno mostrare pubblicità esca che promettono vincite mirabolanti.

Sempre l’AgCom ha pronta una sua segnalazione al governo, che è poi un invito ad attenuare il divieto di pubblicità. In questo caso, l’AgCom si fa carico delle preoccupazioni delle televisioni (come Sky, Dazn, Mediaset e la stessa Rai). In Europa sono sempre di più le squadre di calcio che hanno una società di scommesse come sponsor principale. I marchi di questi sponsor compaiono così sulle maglie dei club. Soltanto nella Liga spagnola, le squadre sono quattro; in Inghilterra addirittura nove.

Ora, se la legge italiana non sarà corretta, le nostre emittenti tv dovranno oscurare il nome di questi sponsor – da Betway a Marathon Bet – dalle magliette delle squadre (durante le dirette e le differite). Non solo. Le televisioni italiane saranno obbligate a oscurare anche le pubblicità di scommesse dai cartelloni degli stadi inglesi, spagnoli o tedeschi. E non sarà una passeggiata. Infine l’AgCom si concentra sui motori di ricerca come Google. Queste società di scommesse sono solite pagare i motori perché il loro sito compaia come primo quando una persona cerca, in modo generico, qualcosa sulle scommesse. Queste forme di promozione sui motori di ricerca sono pubblicità e saranno vietate.

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