ROMA – Aiutare le imprese, soprattutto quelle più giovani, che vogliono fare pubblicità per promuovere i loro prodotti e servizi. E aiutare anche i media, che ospiteranno queste pubblicità. Perché questo doppio beneficio (alle imprese e ai media) prenda corpo, è necessario che lo Stato assicuri un beneficio fiscale alle aziende decise a fare campagne pubblicitarie.

Questo beneficio fiscale è stato introdotto nel 2017, sotto forma di credito d’imposta. Adesso il governo Conte promette di rinnovarlo e di renderlo stabile negli anni.

E’ il sottosegretario Vito Crimi (5Stelle, titolare della delega all’Editoria) a svelare questa intenzione in una risposta ai deputati della Commissione Cultura, durante il confronto ribattezzato question time. Il credito d’imposta sarà introdotto nuovamente e sarà reso permanente attraverso un emendamento governativo al decreto Crescita.

Il deputato Federico Mollicone (Fratelli d’Italia), in prima linea nel sostegno a questo beneficio fiscale (insieme ad Alessio Butti), ha anche presentato una proposta di legge (atto Camera 1809) per definire nel dettaglio le possibili norme di funzionamento.

Il credito d’imposta, che premia tutte le imprese disposte a fare pubblicità in forme crescenti, sarebbe più generoso per le start up, che promuovono beni o servizi innovativi e necessitano di farsi conoscere. Il credito d’imposta, altro elemento importante, non andrebbe ad aiutare le grandi televisioni (che fanno già il pieno di spot). Beneficerebbero dell’aiuto fiscale le radio e le televisioni locali, la carta stampata, i siti.

Hanno firmato e sostengono la proposta di legge di Mollicone i principali partiti di maggioranza e opposizione (inclusi i 5Stelle, incluso il Pd, con Luca Lotti che volle il credito d’imposta nel 2017).  

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