MILANO – E’ morto a 94 anni Lee Iacocca, leggenda dell’industria automobilistica americana.

La notizia rimbalza da media americani. Iacocca iniziò la sua lunga carriera in Ford nel 1946, prima come ingegnere e quindi negli uffici vendite e marketing dove emerse il suo forte talento per la promozione. Nel 1970 divenne presidente della casa automobilistica ma nel 1978 fu licenziato dallo stesso Henry Ford Jr. Lui stesso ha raccontato come visse quel licenziamento nella biografia del 1984: “La mia vita è iniziata da figlio di immigrati e con il mio lavoro sono arrivato alla presidenza della Ford Motor Company. Quando sono finalmente arrivato mi sentivo in cima al mondo. Ma poi il fato mi disse: ‘aspetta, non abbiamo ancora finito con te, ora capirai come ci si sente ad essere buttato giù dall’Everest'”.

In effetti, Iacocca atterrò alla guida dell’altra grande casa automobilistica americana, la Chrysler Corp. di cui divenne Ceo nel 1979. In questo ruolo riuscì ad ottenere dal Congresso l’autorizzazione ad un bailout da 1,5 miliardi di dollari per salvare la compagnia. Un prestito che la Chrysler poi ripagò in anticipo rispetto ai tempi stabiliti.

La sua prima campagna a metà degli anni Cinquanta lo fece notare subito dal management Ford, che lo volle nel quartier generale della casa automobilistica a Dearborn. Più tardi, la celebre battuta “se trovi una macchina migliore, comprala”, inserita nelle pubblicità di Chrysler, gli avrebbe conferito lo status di leggenda. Ma il picco della sua attività di promoter sarebbe arrivato nel 2005, in uno spot pubblicitario al fianco del rapper Snoop Dog. A quel punto, Iacocca aveva già lasciato la direzione di Chrysler, salvata dalla bancarotta negli anni Ottanta dopo essere uscito da Ford.

Alla notizia è arrivata una reazione ufficiale da parte di Fca, “addolorata alla notizia del decesso di Lee Iacocca”. In una nota, Fiat Chrysler rimarca come Iacocca “giocò un ruolo storico nel condurre Chrysler attraverso la crisi facendone una forza realmente competitiva”. Per la casa automobilistica, il dirigente americano “è stato uno dei grandi leader della nostra azienda e dell’industria dell’auto nel suo complesso” e la sua eredità consiste nella “resilienza” e nella “fiducia incrollabile nel futuro che alberga negli uomini e nelle donne di Fca che lottano ogni giorno per dimostrarsi all’altezza degli standard che lui ha fissato”.

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