Le norme al momento concedono il recesso gratuito solo in due casi: se l’operatore cambia le condizioni di contratto o se la velocità è inferiore ai minimi contrattuali (a fronte di un test Nemesys e una procedura di segnalazione che prevede 15 giorni di attesa e un ulteriore test).
In caso di mancanza o instabilità della linea sono previsti solo indennizzi, che l’utente può ottenere dopo aver segnalato il problema e aver atteso i giorni previsti dalle condizioni contrattuali per la riparazione del guasto. Gli indennizzi sono per ogni giorno eccedente quelli previsti.
Non si legge mai con la dovuta attenzione il contratto. In quello Fastweb si legge: “Nel caso di mancato rispetto degli standard relativi a tempi di attivazione e risoluzione guasti, potrai richiedere a FASTWEB un indennizzo pari a 5 euro in caso di abbonamento residenziale, di 10 euro in caso di abbonamento stipulato da professionisti, 15 euro in caso di abbonamento stipulato da aziende, per ogni giorno di ritardo, con un indennizzo massimo di 10 giorni per tutte le tipologie di contratto. Nei casi in cui il ritardo supera i 10 giorni, l’indennizzo sarà pagato in una misura che contemperi le richieste dell’abbonato con i limiti della risarcibilità del danno subito per colpa di FASTWEB, così come disciplinato nelle Condizioni Generali di Contratto”.
Come si vede, si prevede già un indennizzo superiore per le aziende (e comunque con valori migliori rispetto a quelli di legge). L’utente potrebbe decidere di ricevere gli indennizzi e continuare a dare fiducia all’operatore; in questi casi la disdetta non è un atto dovuto. Lo sarebbe se i guasti fossero ancora più prolungati e in questo caso l’utente potrebbe concordare indennizzi superiori ai 150 euro previsti per quelli fino a dieci giorni. Di solito, i problemi si possono concentrare nella fase iniziale e una volta risolti si avrebbe un servizio di qualità normale. L’operatore ha tutto l’interesse a risolvere, dato che ne va della sua sussistenza, considerato l’alto livello di concorrenza presente in Italia sulla telefonia. Ragioni per cui non si può pensare che il disservizio elimini il costo di disdetta.
In ogni caso, se l’azienda può dimostrare che in quei giorni ha subito danni all’attività di un importo sostanzialmente superiore, può farlo presente alla società e provare a concordare un indennizzo ad hoc. Se l’operatore rifiuta, si apre la solita strada della conciliazione gratuita, una conciliazione di secondo livello (a pagamento, presso Agcom) ed eventualmente una causa civile. Oltre la conciliazione gratuita, converrebbe andare solo per danni di alcune migliaia di euro.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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