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L’interpretazione corrente dei Corecom – da cui si va con la procedura di conciliazione gratuita – è che sono “servizi non richiesti”, per il regolamento indennizzi, quelli degli operatori stessi e da loro attivati.
I servizi premium sono altra cosa: sono servizi di provider di terze parti e da questi attivati. Solo, si servono di accordi con l’operatore per poterlo fare (perché ne sfruttano i numeri telefonici). Motivo per cui Agcom, da anni, preme sugli operatori per ottenere tutele più forti per gli utenti.
Ecco perché è possibile ora ottenere con facilità il rimborso per questi servizi, ma non un indennizzo.
C’è anche un numero verde di customer care 800.22.44.99 – attivo 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana – attraverso il quale gli utenti, tramite voce guida, sono informati degli abbonamenti a servizi premium attivi sulla propria utenza e possono eventualmente procedere alla loro disattivazione. Dalle 9:00 alle 21:00 è, inoltre, prevista la possibilità di parlare con un operatore.
Il rimborso è immediato a meno che non si dimostri che l’utente ha attivato consapevolmente il servizio, ossia ci deve essere prova di un doppio click sui tasti “Clicca e conferma” e “Clicca e Abbonati” e l’invio dell’SMS informativo di attivazione/acquisto del servizio.

Non è vero che bisogna inserire il proprio numero di telefono per attivare il servizio. Questa era una proposta Agcom contro cui gli operatori si sono opposti strenuamente anni fa e non è mai passata. Al suo posto, si è consolidata il regime del doppio clic, dell’sms informativo e del rimborso facile, appunto.
Infine, se l’utente vuole provare a ottenere anche un indennizzo, oltre al rimborso, dovrebbe provare – dopo la normale procedura di conciliazione gratuita – a fare una procedura di secondo livello (a pagamento) presso Agcom; infine gli resta solo davvero la strada della giustizia ordinaria (giudice di pace), con costi più alti. Potrebbe consultare un’associazione dei consumatori che potrebbero desiderare mettere a disposizione i propri avvocati per farne un caso scuola e così affermare il principio che anche per questi servizi sia dovuto un indennizzo all’utente.
 

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