Nel nostro Paese sono necessari 7,2 miliardi di euro di investimenti per garantire nei prossimi anni un approvvigionamento sicuro di acqua potabile. Lo sostiene Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche italiane, che da oggi al 15 maggio organizza a Bressanone la quinta edizione del Festival dell’Acqua. Secondo Utilitalia, per arginare il problema, gli investimenti necessari dovrebbero essere così suddivisi: 3,9 miliardi nel Sud e nelle Isole, 1,9 miliardi al Centro e 1,3 miliardi al Nord. Con la realizzazione di interventi mirati, la maggiore quantità di acqua disponibile  – intesa come acqua recuperata o come acqua supplementare prodotta –  potrebbe aumentare di 1,7 miliardi di mc/anno.

Nel complesso, il numero di investimenti infrastrutturali da realizzare per contrastare i fenomeni di siccità sono oltre 700, pari a 50 euro per abitante l’anno per un periodo di 4 anni: si tratta di serbatoi, nuovi approvvigionamenti, riutilizzo delle acque reflue, riduzione delle dispersioni e interconnessioni tra acquedotti. Tra gli investimenti già pianificati, il 75% sono destinati a interventi per la costruzione di collegamenti di schemi idrici (3,1 miliardi) e per la riduzione delle dispersioni (2,3 miliardi). Seguono gli investimenti per nuovi approvvigionamenti (606 milioni), per serbatoi e invasi (359 milioni), per dissalatori (202 milioni) e per il riuso delle acque reflue (43 milioni).

“Negli ultimi anni, il 50% delle risorse sono state dirottate verso i servizi di fognatura e depurazione, con l’obiettivo di superare le infrazioni comunitarie – spiega il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti -, ma per effetto delle modifiche introdotte nella nuova Direttiva europea sulle acque potabili e per l’introduzione della Regolazione della qualità tecnica del servizio idrico integrato, si registrerà un incremento degli interventi sulla rete di distribuzione e per la riduzione delle perdite. Solo un massiccio piano di investimenti potrà quindi consentire di affrontare i cambiamenti climatici e in particolare i periodi fortemente siccitosi”. 

Il rischio che corriamo, avverte Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, intervenuto al Festival, è che “tutti gli indicatori ci dicono che andremo incontro ad ondate di caldo sempre maggiori e sempre più frequenti”. “Di conseguenza – aggiunge -, aumenteranno i consumi di acqua e dovranno diminuire gli sprechi, iniziando dal rafforzamento delle reti idriche”. Per quanto riguarda gli scrosci temporaleschi intensi, “a parità di pioggia quella caduta oggi fa più danni rispetto a 100 anni fa a causa della cementificazione del territorio”. A causa della sua particolare collocazione geografica, “l’Italia è molto esposta agli effetti dei fenomeni climatici estremi; pertanto, è necessario investire in infrastrutture che favoriscano l’adattamento delle città al clima che cambia”, conclude Mercalli.
 

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