ROMA – Partita da Matera, capitale europea della cultura, si conclude a Roma la sesta edizione di “Una vita da social”, la campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia postale e delle comunicazioni in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi della rete per i minori. Grande attenzione viene dedicata al cyberbullismo, approfondito attraverso i casi affrontati dalla Polizia e le spesso gravi conseguenze che certi atti possono determinare nella vita di un adolescente.

Quest’anno gli studenti attraverso il diario di bordo possono lanciare il loro messaggio positivo contro ogni forma di prevaricazione online e offline. Grazie a “Una vita da social”, gli operatori della Polizia postale e delle comunicazioni hanno incontrato oltre un milione e 700 mila studenti nelle piazze e nelle scuole, 180 mila genitori e 100 mila insegnanti per un totale di 15 mila istituti scolastici; 250 le città raggiunte sul territorio; due le pagine twitter e facebook con 126 mila like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

Secondo una recente ricerca di Skuola.net per la Polizia di Stato – ricerca che ha coinvolto 6.500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni – il 24% di loro ha scambiato almeno una volta immagini intime con il partner via chat o social (fenomeno conosciuto come sexting). Tra questi, il 15% ha subito la condivisione con terzi, senza consenso, di questo materiale. Il motivo piu’ frequente, riportato dalle vittime? Un banale “scherzo” (49%), a dimostrazione di quanto possano essere sottovalutate le reali conseguenze di tale diffusione. Tra le altre motivazioni, il ricatto (11%) o la vendetta (7%): il revenge porn, pure presente, viene surclassato dalla leggerezza e dalla goliardia ma gli effetti sono drammaticamente gli stessi. La reazione piu’ diffusa nella maggior parte dei casi è il silenzio: il 53% ha fatto finta di niente, il 31% non ha detto nulla per non essere giudicato. E sono soprattutto le ragazze ad aver paura del giudizio rispetto ai ragazzi. In buona sostanza la minaccia e’ usata soprattutto come strumento di pressione psicologica per ricatto o vendetta, invece la diffusione vera e propria dei contenuti avviene piu’ per scherzo che per effettivo desiderio di colpire la persona.

Secondo un altro campione di 14 mila studenti tra gli 11 e i 19 anni, ad un adolescente su 10 e’ capitato almeno una volta di essere contattato da un profilo sconosciuto per una sessione di “sesso virtuale” in cambio di denaro. Il 20% di essi non si e’ fermato e ha accettato la proposta, esponendosi poi al rischio di sextorsion: non e’ raro infatti che questi profili oltre alla prima richiesta di compenso, formulino ulteriori pretese una volta acquisito un filmato della vittima.
 


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