MILANO – Il prezzo del petrolio si ferma dopo la corsa sfrenata di lunedì, a seguito degli attacchi portati alle infrastrutture dell’Arabia saudita che ne hanno dimezzato la capacità produttiva. In mattinata, il barile di qualità Brent (quello di riferimento per il mercato europeo) cedeva lo 0,4% circa in area 68,7 dollari, dopo il balzo di quasi quindici punti percentuali registrato alla vigilia: maggior rialzo dalla creazione del future nel 1988. Anche il Wti, il barile degli Stati Uniti, tira il fiato cedendo lo 0,8% a 62,4 dollari, dopo il +14,7% di lunedì, in questo caso l’aumento più forte da dicembre 2008.

A frenare la corsa è stata l’apertura da parte degli Stati Uniti all’utilizzo delle riserve strategiche, ma tutti i produttori hanno rassicurato sul fatto che ci siano sufficienti scorte per far fronte all’emergenza senza distorsioni clamorose del mercato. D’altra parte, prima dell’attacco tutti gli osservatori nutrivano la preoccupazione opposta, ovvero che il mercato del petrolio fosse inondato di offerta che – complice il rallentamento economico – non avrebbe trovato sfogo in compratori. E proprio l’Arabia Saudita era tra i fautori dei tagli alla produzione Opec, per cercare di rialzare il prezzo del barile e dare fiato al suo bilancio pubblico.

Si ferma la corsa del petrolio, ma le Borse non si fidano: mercati deboli

Resta in ogni caso la debolezza dei mercati azionari, con gli investitori in attesa di capire quanto ci vorrà effettivamente per riaprire i rubinetti di Aramco al 100%. Spaventano poi gli strascichi geopolitici che potrà avere la vicenda, con il coinvolgimento di Usa e Iran. Milano avvia infatti le contrattazioni in calo dello 0,15%. Parigi è piatta, Francoforte cede lo 0,1% e Londra lo 0,15%. Grande attesa, a Piazza Affari, per il cda di Atlantia sul cui tavolo ci saranno le dimissioni dell’ad Giovanni Castellucci.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo spinta dal dollaro che si è rafforzato sullo yen. Il Nikkei è salito dello 0,06% (13,03 punti) a 22,001.32 punti, il Topix dello 0,29% (4,71 punti) a 1,614.58 punti. Ieri sera Wall Street ha chiuso in ribasso: il Dow Jones è sceso dello 0,54% a 27.072,95 punti e il Nasdaq è calato dello 0,28% a 8.153,54 punti. In Cina, la Banca centrale ha deluso le attese non allentando le condizioni di finanziamento mentre domani si attende il verdetto della Fed sul taglio dei tassi.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve rialzo a 135 punti (conto i 133 della chiusura di ieri). Il rendimento del decennale avanza a 0,869%. Il dato principale di giornata è l’indice Zew che anticipa l’andamento economico tedesco misurando la fiducia degli imprenditori. Finora, ricordano da Intesa SanPaolo, il terzo trimestre della locomotiva europea sta mostrando segni di debolezza “aumentando la probabilità che l’economia tedesca possa scivolare in una recessione tecnica, dopo aver registrato una contrazione di -0,1% nel 2 trimestre”. L’attesa è per un peggioramento dello Zew da -13,5 punti in agosto a -16,5 a settembre. Anche negli Usa si guarda all’industria, con i dati sulla produzione in arrivo.

L’euro è sostanzialmente stabile questa mattina nei confronti del dollaro e dello yen. La moneta unica viene scambiata a 1,1006 dollari (stesso livello toccato ieri dopo la chiusura di Wall Street) e 119,10 yen. Si rimette intanto in moto la macchina diplomatica di Washington e Pechino per cercare di risolvere la disputa dei dazi. Una delegazione cinese guidata dal vice ministro delle Finanze, Liao Min, si recherà mercoledì a Washington per incontrare le controparti statunitensi in preparazione del prossimo round di negoziati sulla disputa tariffaria tra le delegazioni di alto livello dei due Paesi.

L’attacco alle raffinerie di petrolio saudite influenza anche questa mattina tutti mercati delle materie prime, compreso quello dell’oro. Il prezzo del metallo prezioso con consegna immediata sale dello 0,7%, portandosi a 1.498,3 dollari l’oncia.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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