Attrarre talenti esperti nelle materie tecnologiche è il suo mestiere. Lo fa per Docebo, l’azienda di cui è talent acquisition manager per l’area Emea. Docebo è una piattaforma e-learning basata sull’intelligenza artificiale, che supporta la formazione sia interna che esterna per guidare la crescita, le performance e i profitti di un’impresa o di un’organizzazione.

Annamaria Scirè i talenti li cerca nelle università e prima ancora nei licei, italiani e stranieri, e spiega quali sono le opportunità offerte dal mercato del lavoro. Docebo è sponsor di SheTech e Stem in The City con un’attenzione particolare alle donne e al loro percorso professionale in questo settore. Con una nutrita pattuglia di ingegneri sviluppatori e data scientist, mette a punto un prodotto che applica l’intelligenza artificiale. Ha un fatturato di 30 milioni di euro e viene venduto in 90 paesi del mondo.

L’head quarter è a Biassono, vicino Monza, ci sono sedi a Londra, negli Usa, in Canada e un ufficio a Dubai. “Questi talenti sono rari non solo in Europa, ma noi siamo riusciti a richiamarne di svariate nazionalità, come americani, neozelandesi, cinesi. Il nostro elemento distintivo è che l’italiano non è la lingua principale della società, ma l’inglese. E la diversity nei talenti si rispecchia molto bene nella diversity del prodotto che deve essere fruibile da chiunque”.

Solo nel 2017 Docebo ha assunto 110 persone. I dipendenti sono 300 e continuano ad aumentare. Scelta da 1500 aziende, fornisce l’architettura dove inserire i contenuti dei propri corsi di formazione; brand con svariate centinaia di dipendenti come l’Oreal, Prada, Bloomberg e Banca Intesa, che hanno bisogno di evolversi e essere più pronti ai cambiamenti di mercato.

Origini siciliane (Messina), nata a Ginevra, 39 anni, Annamaria Scirè ha vissuto in Svizzera fino a sei anni, figlia unica, con il padre Mario, ricercatore del Cern, per più di 15 anni professore di fisica matematica, e la mamma Elisia, canadese. Il papà ha voluto tornare in Italia ed è diventato responsabile di varie società di software. Annamaria Sciré ha studiato ragioneria a Monza, e ha capito di voler diventare una manager quando ha cominciato ad accompagnare suo padre in ufficio o nei viaggi tra la Silicon Valley e Israele. “Ho conosciuto fin da ragazzina un ambiente molto particolare; vedevo un esempio, mio padre, che lavorava e investiva nella professione e nelle persone”.

Per arrivare ai suoi obiettivi si è iscritta a Economia alla Bocconi, “perché quegli studi mi hanno sempre affascinato, e una facoltà così poliedrica mi permetteva di leggere e interpretare il mondo”. Dopo la laurea è entrata alla Deloitte dove si è occupata di consulenza, “una bellissima opportunità per imparare a lavorare in team ma anche con dei confini ben precisi”. Decide di lavorare nel campo degli aiuti umanitari, e va in Action Aid per tre anni, nel settore finanziario e risorse umane. In seguito, tra il 2008 e il 2011 si traferisce a Londra per fare un’esperienza all’estero. In tutto tre anni di espatrio, lavorando tra due associazioni: Interact Worldwide e Vso, Voluntary service overseas. “Era un passaggio naturale, mi sembrava necessario; nel Regno unito la competizione è altissima ma è andata bene”. Nel 2011 ha avuto una bambina con un compagno italiano che si occupa di finanza, “l’ho chiamata Emma perché volevo un nome che si pronunciasse nello stesso modo in italiano e in inglese”.

Per poter lavorare full time c’era bisogno di una squadra di mamme, papà e suocere. “In Italia l’avevo, perciò sono tornata, prima in Action Aid e poi in un centro di ricerca scientifica, oncologica e genetica, Ifom, una fondazione no profit ad alti livelli con persone di tutte le nazionalità. Lì è venuta fuori questa mia passione per l’innovazione, un tarlo nascosto nel mio dna, non più lavoro amministrativo ma risorse umane”.

A Docebo approda nel 2016, tramite un annuncio molto friendly in stile americano, modello start up. L’ufficio italiano di Biassono all’epoca aveva 30 addetti. Il fondatore e amministratore delegato, Claudio Erba, laureato in Economia, “mi parlò del progetto, mi disse: stiamo crescendo tanto, vogliamo una persona che ci supporti, cerchiamo talenti internazionali”. Era una garage company nel cuore della Brianza, nata nella stanza del fondatore nel 2015; ora la società è in crescita di talenti e fatturato. “C’è un piccolo cuore di innovazione anche nella Brianza che ha sviluppato la strategia del prodotto a livello mondo”.

Annamaria si butta a capofitto in questa nuova attività di networking, anche al di fuori dell’ufficio, e di employer branding per attrarre e fidelizzare i dipendenti di talento. Nel gennaio 2019 è stata promossa al ruolo di manager. “Nel mio curriculum c’è anche un Mba in Bocconi. Ho studiato per due anni, dalle sette di sera alle dieci tutti i giorni, compreso il sabato. Non sarebbe stato possibile in altri contesti lavorativi”.

Ecco che a Milano è tempo di Gay Pride. Nel 2016 c’erano pochissime aziende sponsor e solo americane e tecnologiche come Google e Microsoft. Annamaria Scirè propone a Erba: perché non lo sponsorizziamo anche noi? La cosa si fa. Docebo è stata Gold Sponsor della recente Milano Pride Week. “Nel 2017 il console americano ci ha riconosciuto il merito di essere la prima azienda italiana a sostenere il Pride. In Docebo la voglia di sperimentare è un elemento fondante che va oltre tutte le diversità. Ora siamo una società italo-canadese perché è arrivato un fondo che ci ha aiuto a scalare il business”.

Scirè investe le sue energie nel settore Stem e organizza Bootcamp, campi di addestramento per programmare, solo per ragazze, “perché se guardiamo i dati a livello mondiale, le candidate ai lavori tech sono sempre poche come pure quelle che hanno studiato materie scientifico-tecnologiche. Arriviamo all’università che è già troppo tardi. E allora ho iniziato a lavorare nei licei, e in collaborazione con società hi-tech, ho proposto esempi di donne che hanno fatto carriera nel settore dell’alta tecnologia. L’acquisizione di professionalità non è solo un’operazione in se, dietro c’è una macchina per cercare di sensibilizzare e attirare i talenti su certi temi, e non è detto che ci sia un ritorno sull’attività che faccio. Ma mi aiuta nel giving back, cioè a restituire quello che abbiamo ricevuto”.

In previsione quest’anno ha 80 assunzioni, una cinquantina già concretizzate. In Docebo le donne sono il 25 per cento, due punti in più rispetto al 2017. “Stiamo aumentando poco a poco. Vedo ragazze che si fanno avanti. Molte però hanno paura di provarci, e anche di sposarsi, il che è un vero peccato. Quando intervisto una donna, in genere non è interessata all’aspetto salariale, tendenzialmente è più attenta al progetto. Invece io chiedo sempre: mi devi dire tu quanto vali. È importante trasmettere questo, le donne devono chiedere e ambire a un pacchetto salariale importante, se hanno le competenze. Con le aziende funziona. Ci crediamo così tanto che anche se in America la maternity leave, il congedo di maternità, non è pagato, noi nell’ufficio vicino ad Altanta applichiamo cinque mesi di paternity o maternity retribuita come in Italia, perché non è giusto che una donna debba scegliere tra carriera e famiglia”.

Arte e musei sono l’altra faccia della medaglia. “La Fondazione Prada, al Victoria Albert Museum, è il mio posto preferito a Londra”. Tempo libero da dedicare ai bimbi, perché nel frattempo, nel 2013, è arrivato anche Nicolò. “Li porto alle mostre e in biblioteca a leggere, mi piace Marco Missiroli e sono appassionata di gialli”. Sport uguale corsa. “Adesso mi sto preparando ai 10 chilometri per il prossimo anno, ho fatto i cinque quest’anno”. Tutte le estati da ragazzina le ha passate in Canada, a Montreal, “il mio cuore per metà sarà sempre laggiù. È la casa di mia madre e dei miei nonni. In Italia sono divisa tra Monza e la Liguria dove ho gli amici delle superiori e dell’università che sono una parte importante della mia vita”.

Del suo capo dice che “è un visionario, lascia carta bianca per portare avanti il business. Vogliamo conquistare i talenti e tirare fuori il meglio da loro”.
La forza di Annamaria Sciré è l’empatia, “la flessibilità e anche l’intelligenza emotiva sono fondamentali per capire l’altro, body language e sensibilità di pancia sono doti importanti. Le esperienze internazionali, l’aver viaggiato tantissimo e sperimentato paesi diversi sono stati un plus. La conoscenza dell’inglese, le nozioni di economia, il corso di specializzazione alla Bocconi hanno fatto il resto”.

A muoverla, la gran voglia di farsi strada nella vita e nel lavoro che ha avuto fin da piccola, senza mai porsi il problema della differenza tra i due sessi. Essere figlia unica ha influito sul suo carattere, aver avuto due genitori completamente dedicati a lei ha inciso. “Adesso che sono mamma so che significa lavorare in team: mio padre si è occupato dell’inserimento al nido del mio figlio piccolo, mio marito mi aiuta moltissimo, per due anni è stato come se avessi delegato a lui tutto il compito di mandare avanti la nostra famiglia”.



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