MILANO – Ore 9.15.Le ipotesi di un governo di transizione che allontani lo spettro del voto immediato e la decisione di Fitch, che venerdì sera a mercati chiusi ha comunicato di avere lasciato invariato il rating sul debito del nostro Paese mantenendo l’outlook negativo, fermano la corsa dello spread che in mattinata torna a scendere dopo la fiammata di venerdì. Il differenziale tra il nostro Btp e il Bund tedesco si posiziona a 232 punti base, in ribasso rispetto ai 239,2 segnati alla chiusura di venerdì, giornata durante la quale il differenziale era arrivato a quota 240 punti con una fiammata di oltre 30 punti in 24 ore. Il rendimento del titolo decennale italiano scende all’1,77%, dopo aver chiuso venerdì all’1,84%, ai massimi da inizio luglio.

Segnali di ottimismo si intravedono anche a Piazza Affari che riparte in mattinata da +0,97%, in netta contratendenza dopo il tonfo di venerdì (-2,4%). Fanno bene nel complesso anche gli altri listini europei:  Francoforte dello 0,9% e Parigi cresce dell’1%.

Almeno per il momento, la Lega non esaspera i toni verso Bruxelles, anzi. E questo può tranquillizzare i mercati. Dice ad esempio il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, al quotidiano La Stampa: la manovra di un eventuale governo leghista “è già pronta. Nessuna follia e nessuna voglia di menare le mani con Bruxelles per la voglia di farlo: faremo valere le nostre ragioni. Ci saranno il taglio dell’Irpef e blocco dell’Iva, ma il deficit starà al 3%”.

Sul fronte internazionale, Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita degli Stati Uniti per il quarto trimestre. Nel suo report diffuso ieri, la banca ha avvertito che le tensioni commerciali aumentano il rischio di recessione per l’economia americana e che un accordo tra Washington e Pechino potrebbe non arrivare prima delle elezioni presidenziali del 2020.

Sul fronte delle valute la Banca centrale cinese ha effettuato una nuova svalutazione dello yuan portando il fixing – il dato di riferimento per lasciare poi muovere il cambio in una banda di oscillazione del 2% in più o in meno – a 7,0211 yuan per dollaro. La scorsa settimana per la prima volta dopo 11 anni la Banca Centrale aveva scelto di sfondare la soglia dei 7 yuan per dollaro.  In mattinata l’euro è in rialzo e passa di mano a 1,1209 dollari.

In calo le quotazioni del petrolio. I contratti sul greggio Wti con scadenza a settembre si riportano sotto quota 55 dollari al 54,27 dollari al barile. L’oro è in rialzo,e viene scambiato a 1.496 dollari l’oncia.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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