Stanze presentate come accessibili ma, alla prova dei fatti, inadatte a ospitare persone su sedia a rotelle. Oppure, stanze effettivamente accessibili che vengono prenotate salvo poi scoprire, alcuni giorni dopo, che era state già fermate da altri clienti. In molti casi, problemi che trasformano la vacanza di una persona disabile in un inferno. Per questo l’associazione Égalité ha presentato un esposto ad Antitrust nei confronti di Booking.com, uno dei maggiori portali web che fa da intermediario tra clienti e strutture alberghiere.

Gli esempi presentati dall’associazione impegnata a contribuire al superamento delle diseguaglianze nella società sono diversi e sparsi nel mondo. A Genova, un albergatore ha dato conferma di una stanza accessibile salvo poi dire, giorni più tardi, che quella stanza non era disponibile neanche al momento della prenotazione. Il cliente ha così dovuto ripiegare su un hotel che su Booking risultava accessibile ma aveva la stanza al sesto piano e il bagno per disabili al settimo. Così la disavventura si è conclusa con la prenotazione di due diversi hotel con una spesa di oltre il doppio rispetto a quanto previsto all’inizio, senza che Booking offrisse una soluzione alternativa.

Poi c’è la galleria dei bagni presentati come accessibili ma sprovvisti di doccino accanto al wc, un hotel a cinque stelle spagnolo e un altro a Dakar. La presenza del doccino è fondamentale – per disabili e tetraplegici – per potersi lavare e “in queste situazioni – è scritto nell’esposto – , l’unica soluzione è quella di chiedere al personale dell’albergo di riempire d’acqua un secchio da collocare accanto al wc per poi procedere all’igiene intima utilizzando un bicchiere”. Con la speranza che il secchio sia pulito e non si corra il rischio di contrarre batteri patogeni. Un’altra stanza presentata come “accessibile” su Booking ma con la doccia priva di seduta è a Bologna, mentre a Colonia il bagno è completamente inutilizzabile per chi vive su una sedia a rotelle: niente doccino, niente barre di appoggio, vasca e lavandino irraggiungibili. E a Milano la “stanza accessibile” si trova al primo piano senza ascensore, con il cliente che è stato trasportato a braccia. Sul suo sito l’associazione sta continuando a raccogliere le segnalazioni di altri consumatori sull’inaccessibilità degli hotel, ritardi o carenze in caso di guasti. La propria testimonianza può essere lasciata compilando un form online.
In particolare, l’associazione chiede che l’autorità affermi alcuni principi, nello specifico doveri, in capo a Booking. Tra i quali:

  • la verifica degli standard di qualità degli hotel che pubblicizza;
  • comunicare in modo chiaro la presenza di eventuali barriere architettoniche (ad esempio gradini sprovvisti di alzascale);
  • garantire una sistemazione a chi scopre a ridosso del viaggio che la prenotazione (già confermata) non può essere portata a termine;
  • mettere in evidenza sul sito le caratteristiche che rendono un hotel accessibile, senza obbligare il consumatore a una ricerca alla Indiana Jones.

Tra i “termini e condizioni” di Booking, la piattaforma specifica di non essere “‘in grado di verificare e garantire l’accuratezza, la completezza e la correttezza delle informazioni’, scaricando sugli hotel la responsabilità. Eppure, ipotizza Égalité, Booking potrebbe comunque essere sanzionata per pratica commerciale scorretta perché è lo stesso Codice del consumo a specificare che è ingannevole anche “invitare all’acquisto” senza far sapere che esistono motivi che il professionista può avere “per ritenere che non sarà in grado di fornire, o di far fornire ad altro professionista quei prodotti” anche in rapporto “all’entità della pubblicità” fatta.

E proprio Booking, scrive l’associazione nel suo esposto, pubblicizza servizi rivolti nello specifico a una categoria debole di consumatori, cioè i soggetti disabili. Sarà adesso Antitrust a stabilire chi ha ragione. La stessa Autorità, nello scorso dicembre, aveva fatto partire un’istruttoria verso Booking ipotizzando diverse pratiche scorrette, in particolare una scarsa trasparenza sui costi.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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