Non si può mandare comunicazioni commerciali a chi ha sottoscritto una carta fedeltà in un supermercato, a meno che l’utente non vi abbia dato un espresso consenso. È quanto ha stabilito il Garante Privacy in un provvedimento reso noto oggi, bacchettando così la catena di elettronica Mediaworld.

Il tutto mentre il decreto sul telemarketing – che risolverebbe alla radice il problema – sembra ormai in dirittura d’arrivo al Consiglio dei Ministri (a quanto riferiscono fonti vicini al dossier).
 
Nell’attesa, bisogna accontentarsi di misure specifiche a salvaguardia del diritto dell’utente a non essere tartassato dalla pubblicità: è questo il caso dell’ultimo provvedimento del Garante, “adottato in seguito alle violazioni segnalate da alcuni clienti e confermate da un’ispezione svolta dall’Autorità con l’ausilio del Nucleo speciale privacy della Guardia di Finanza”.
La Guardia di Finanza ha già sanzionato i supermercati, ma le azioni illecite sono antecedenti all’entrata in vigore del Gdpr (maggio 2018) che stabilisce sanzioni importanti contro chi viola la privacy.
 
I clienti – riferisce il Garante – si erano lamentati per la continua e indesiderata ricezione in posta elettronica di offerte commerciali da parte dell’azienda di cui possedevano una carta fedeltà. Non solo: nonostante i tentativi, non erano riusciti a bloccare l’invio.

“Gli interessati avevano, peraltro, chiesto più volte alla società, sia telefonicamente, sia tramite procedure automatizzate, di cancellare il proprio indirizzo dalla mailing list pubblicitaria, ma senza ottenere alcun risultato. Nel corso dell’istruttoria avviata dal Garante, l’impresa si è giustificata affermando di non essere stata in grado di bloccare l’invio di e-mail pubblicitarie per problemi connessi alle sue banche dati – contenenti dati di oltre dieci milioni di clienti – che, in quel periodo, erano in fase di migrazione verso un’unica piattaforma. Dall’ispezione sono emersi ulteriori problemi relativi alla gestione dei dati personali dei clienti”.
 
Il problema originario è che il consenso dato dagli utenti, per il trattamento dati a finalità marketing, “non poteva essere ritenuto valido, poiché i clienti erano costretti a rilasciarlo per poter ottenere i servizi proposti con la carta fedeltà”.
 
Il Garante ha potuto però avvalersi, in un modo, dei nuovi poteri Gdpr: ammonendo la società a non utilizzare più, per finalità di marketing, i dati personali degli interessati, raccolti mediante i moduli relativi alla fidelity card contestata. Ha inoltre vietato l’utilizzo, per gli stessi fini, dei dati di qualunque interessato, in assenza di un comprovato consenso, libero e specifico. Alla società è stato ingiunto, infine, di implementare misure organizzative e tecniche adeguate per garantire la corretta gestione dei diritti degli interessati, assicurando anche il tracciamento puntuale delle richieste ricevute dalla clientela, e così poter comprovare il rispetto (accountability) degli adempimenti privacy.
Già il Gdpr quindi fornisce nuovi e potenti strumenti per tutelare la privacy.

Per il telemarketing, la vera svolta si avrà però con il tanto atteso decreto telemarketing, di cui Repubblica aveva denunciato l’impasse ancora a ottobre 2018.

Lo aspettiamo ancora, ma sembra che ormai manchi poco, essendo arrivati tutti i pareri necessari prima dell’invio, da parte del Mise, al Consiglio dei ministri. L’attuale testo, modificato in particolare dopo il parere del Garante, contiene una misura molto radicale: basterà iscrivere gratis il proprio numero al registro delle opposizioni per cancellare in automatico ogni consenso di telemarketing dato a chiunque (spesso estorto, come il caso dei supermercati dimostra). E sarà possibile rinnovare l’iscrizione in ogni momento (esercitando così di nuovo il potere di rimozione consensi). Inoltre, per la prima volta, potremo iscrivere anche numeri di cellulare e quelli non presenti in elenco. Da allora, secondo la norma in arrivo, solo le aziende che hanno un contratto attivo con l’utente (luce, gas, telefono…) potranno contattarlo.



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