Con la sentenza  n. 9414 del 18.04.2018, la Corte di Cassazione ha stabilito i criteri per determinare se vi siano o meno i presupposti ai fini del riconoscimento della qualifica superiore, affermando che è necessario sviluppare un ragionamento che si articola in tre fasi successive, consistenti nell’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, nell’individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e nel raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda.

L’art. 2103, co. 7, c.c. prevede che, nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, salvo diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.

Dalla domanda si evince che lei ha sostituito un suo collega. In questo caso la promozione automatica è sempre esclusa nel caso in cui il lavoratore da sostituire sia assente a causa di una delle ipotesi di sospensione legale (malattia, infortunio, ecc…) o convenzionale del rapporto di lavoro, e non per scelta organizzativa del datore di lavoro.

Se la sostituzione è avvenuta, invece, per scelta organizzativa si dovrà dimostrare lo svolgimento in concreto ed in via continuativa della qualifica di quadro, per un periodo superiore di 6 mesi, per il definitivo riconoscimento della qualifica superiore.

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