Sono due questioni distinte. Il rincaro dell’8 per cento è un lecito cambio unilaterale del contratto (futuri analoghi diventerebbero illeciti solo se passasse un disegno di legge ad hoc, piuttosto improbabile data la crisi di Governo). L’utente aveva il diritto all’epoca di disdire gratis entro 30 giorni (evitando così i costi di disdetta, che potevano essere, soprattutto all’epoca, piuttosto gravosi).
La questione rimborsi è diversa. Fastweb ha comunicato sul proprio sito (addirittura in fondo all’homepage): “Ai fini dell’adempimento di cui all’art. 2 della delibera n. 296/18/CONS, recante “modifiche alla delibera n. 203/18/CONS con riferimento all’entrata in funzione della piattaforma Conciliaweb”, si comunica che l’indirizzo web della piattaforma alla quale sarà possibile accedere dal prossimo 23 luglio per la presentazione delle istanze di risoluzione delle controversie è https://conciliaweb.agcom.it”.
Da qui risulta insomma che Fastweb fa come Tim per i rimborsi delle tariffe 28 giorni (ex delibera Agcom 296/18 appunto): rinvia gli utenti al sito delle conciliazioni gratuite. Questo nonostante ci sia una differenza formale tra i due operatori: Tim è ancora in attesa della sentenza del consiglio di Stato, che invece ha già confermato i rimborsi per gli altri operatori (non che Tim stessa si aspetti un esito diverso dalla propria, dato che la questione è identità per tutti). Non risulta inoltre che Fastweb stia dando la possibilità di avere misure compensative alternative al rimborso dei giorni (era stato il primo a darne, ma questa opzione è scaduta ormai ad aprile). Tim dà alcuni bonus e omaggi in alternativa al rimborso di giorni in bolletta.
Wind e Vodafone invece permettono di decidere direttamente dal proprio sito se avere uno storno di giorni in bolletta o avere omaggi vari.
Spetterebbe ad Agcom valutare se questi comportamenti sono leciti – ossia se sono una corretta interpretazione dell’obbligo a rimborsare i clienti – ma le cariche direttive di questa Autorità sono ormai formalmente scadute, in attesa di nuove nomine da parte del parlamento.
Il caos della politica rischia di tenere in sospeso anche questa partita, creando così il rischio di una “vacatio” nelle tutele agli utenti.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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