MILANO – Le condizioni estremamente favorevoli determinate dall’aspettativa di nuovi interventi da parte di Fed e Bce e la fame di qualche minimo rendimento da parte degli investitori hanno segnato una settimana da record per l’emissione di obbligazioni da parte delle aziende di tutto il mondo. Sul mercato sono arrivati bond per 140 miliardi di dollari, superando il livello che si era registrato nel marzo del 2016.

A giocare un ruolo determinante, sottolinea il Financial Times che si basa su dati Dealogic, sono state le grandi corporate americane di livello “investment grade”, ovvero quelle più solide che hanno una pagella alta secondo le agenzie di rating. Soltanto sul mercato Usa sono stati raccolti 72 miliardi di dollari, in 45 operazioni in una sola settimana. “In tre giorni abbiamo registrato emissioni per un mese”, ha commentato un analista al quotidiano della City sottolineando che c’è “una domanda incredibile in giro”. C’è voluto in effetti tutto il mese di agosto per mettere insieme una simile offerta di bond.

Alcuni esempi: Apple è tornata sul mercato con una emissione da 7 miliardi di dollari. La società degli iPhone mancava a un appuntamento con il mercato del reddito fisso dal novembre 2017. Anche Disney ha chiesto soldi agli investitori: altri 7 miliardi il giorno prima che bussasse la società di Cupertino. Proprio gli Stati Uniti sono i preferiti degli acquirenti, perché offrono ancora un poco di gratificazione. In giro per il mondo ci sono infatti oltre 16 mila miliardi di titoli obbligazionari a rendimento negativo, soprattutto in Giappone e in Europa dove i rendimenti ufficiali sono schiacciati più in basso.

Quel che colpisce è la diffusione del fenomeno: mentre in passato le “settimane da record” si spiegavano in gran parte per via di alcune operazioni-monstre (come quelle di AbInbev o di Verizon negli anni passati, in entrambi i casi sopra 40 miliardi ciascuna), in questo caso si è trattato di molte operazioni di taglio medio.

Vista dall’ottica delle società, è un grande affare. I rendimenti medi offerti sono tornati ai minimi del settembre 2016 e la ragione principale per emettere è infatti di sostituire vecchio debito, o allungarne le scadenze, piuttosto che aggiungere indebitamento nuovo.

Anche in Italia ci sono state operazioni particolari. Nei giorni scorsi, Enel ha lanciato un primo “bond sostenibile” da 1,5 miliardi di dollari legato al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. La domanda è stata alta: 4 miliardi di dollari. Snam ha lanciato due titoli benchmark a 5 e 15 anni, ricevendo ordini di quasi 3 volte superiori rispetto all’offerta. La società delle reti gas ha spuntato un record di durata sul quinquennale a zero coupon, mentre sulla scadenza più lunga il rendimento dell’1% è stato il più basso per una corporate tricolore.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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