MILANO – La concorrenza nel settore turistico, che da tempo ha ormai valicato le soglie delle agenzie turistiche per espandersi nel mare del web e delle piattaforme dedicate ai viaggiatori, miete sempre più vittime.

Si aggiorna la vicenda del tour operator britannico Thomas Cook, che ha dichiarato bancarotta soltanto pochi giorni fa. Lo tsunami – per il quale si teme anche in Italia – inizia ad avvertirsi in Spagna, dove centinaia di alberghi si trovano ad affrontare una chiusura imminente per il crac del gigante dei viaggi britannico. “Ci sono 500 hotel che stanno per chiudere immediatamente a causa del fallimento di Thomas Cook e la situazione potrebbe peggiorare se il governo non prendesse provvedimenti immediati”, ha affermato Juan Molas, capo della Confederazione spagnola di hotel e alloggi turistici al quotidiano Cinco Dias.

E l’importo delle bollette non pagate lasciato dalla scomparsa del tour operator sarebbe molto più elevata della stima iniziale di 200 milioni di euro, ha aggiunto Molas, la cui organizzazione rappresenta 15.000 imprese. “Sarà molto di più. L’importo per solo otto catene è sui 100 milioni di euro”, ha assicurato. Degli hotel destinati alla chiusura immediata, 100 dipendono esclusivamente da Thomas Cook, mentre gli altri contano sulla società britannica per una percentuale che va dal 30 e al 70 per cento dei loro clienti. Un albergo a Fuerteventura, il secondo più grande delle Isole Canarie, aveva recentemente subito una ristrutturazione per 20 milioni di euro e ora è destinato a 700 camere “che saranno vuote dal 7 ottobre” e 200 dipendenti che potrebbero perdere il lavoro.

Ma per un colosso del turismo defunto, ci sono anche altre compagnie aeree agonizzanti. Si tratta in un caso del vettore di bandiera sloveno, Adria Airways, la cui opzione più plausibile è il fallimento: il buco finanziario è più grande del previsto e lo Stato non intende entrare nel capitale della società, che tuttavia potrebbe rinascere sotto nuovi auspici per mantenere i collegamenti con l’esterno.

Ad annunciare il passo estremo è stato il ministro dello sviluppo economico, Zdravko Pocivalsek, durante la conferenza stampa seguita alla riunione del consiglio dei ministri incentrata sul destino della compagnia. Dopo che sabato scorso il capo del governo, Marjan Sarec, aveva scritto su Twitter che i dirigenti della compagnia di bandiera “vedono lo Stato come una vacca da cui mungere il latte”, la riunione odierna dell’esecutivo era attesa per valutare eventuali azioni di intervento. Tuttavia la revisione dei libri contabili della società, dal 2016 di proprietà del fondo tedesco 4K Invest, ha fatto emergere un debito di 90 milioni di euro e la necessità di un prestito di 30 milioni per poter continuare le operazioni, numeri di gran lunga superiori a quelli resi noti dalla società. Nell’esecutivo c’è preoccupazione per i collegamenti del paese con il resto del mondo, sia per le possibili ripercussioni sui flussi turistici, sia in vista della presidenza di turno dell’Unione europea nel 2021. Anche per questo Pocivalsek ha detto che dopo il fallimento potrebbe essere creata una società ex novo, con la presenza dello Stato e in accordo con Lufthansa, per garantire collegamenti con le città europee.

L’attuale proprietà sta preparando un piano di ristrutturazione entro mercoledì, quando dovrà presentarsi davanti all’Agenzia dell’aviazione civile, che dovrà esprimersi sulla licenza di volo. Se entro tre giorni non si trova una soluzione credibile, la licenza potrebbe essere revocata. Nel frattempo Adria Airways ha annunciato di aver previsto diversi voli per oggi, mantenendo i collegamenti con Francoforte, Monaco, Bruxelles, Zurigo, Vienna e Tirana.

Se in questo caso restano per ora previsti i voli, dalle 15 di lunedì è a terra la flotta di XL Airways, che nelle scorse settimane aveva stoppato la vendita di biglietti per le difficoltà finanziarie e dal 23 settembre scorso si ritrova in amministrazione controllata. Si aspetta a giorni la decisione del tribunale di Bobigny a proposito di una possibile ripresa dei voli.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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