MILANO – Continua la bonaccia sui titoli di Stato, italiani e non, mentre Giuseppe Conte si prepara per salire al Quirinale e ricevere dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare un nuovo esecutivo a trazione M5s-Pd. Il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi si porta in apertura a 172 punti base, dai 175 della chiusura di ieri (si era spinto ancor più giù durante la seduta) e il rendimento del titolo italiano è intorno alla soglia psicologica dell’1% dopo aver visto il minimo storico. Oggi il Tesoro ha in agenda l’asta a medio lungo termine e proprio sulla scadenza decennale potrebbe mettere a segno un nuovo record al ribasso.

L’idea di estromettere la Lega di Salvini dal governo e sostituirla con una forza come il Pd piace ovviamente agli investitori, che vedono meno a rischio la traiettoria delle Finanze pubbliche italiane con un simile esecutivo. Ma il movimento dei Btp non si può leggere senza considerare la congiuntura internazionale: le Banche centrali sono pronte a intervenire di nuovo, visti i molti segnali di rallentamento economico che arrivano da ogni parte del mondo (Germania e Cina in testa), quindi i titoli di Stato sono appetiti sui mercati. In particolare quelli, come gli italiani, che ancora offrono un minimo rendimento a fronte di una sicurezza solida.

Sui mercati azionari prevale di contro l’incertezza. Le mosse tra Usa e Cina restano misteriose: il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, ha detto di aspettarsi una visita a Washington dalla controparte asiatica, ma è ancora incerto se l’appuntamento di settembre che si erano dati in passato sia ancora valido. “In questo momento non c’è interesse a intervenire sul comparto azionario”, ragiona lo strategist Ayako Sera con Bloomberg. “L’intenzione degli investitori è per ora di valutare con attenzione quale impatto avranno gli ultimi innalzamenti delle tariffe sulle economie globali”. E intanto, come visto, mettono i titoli di Stato in cascina spingendo ad esempio il rendimento del Treasury trentennale al minimo dell’1,9%. Tanto che ora Mnuchin accarezza l’idea di emettere un titolo a un secolo, come già sta facendo la Svezia.

Questa mattina le azioni asiatiche hanno trattato incerte, in attesa di importanti dati macro quali il Pil Usa del secondo trimestre (atteso a +2%) e il fatturato e gli ordinativi all’industria in Italia. Sempre alta l’allerta per la situazione britannica, con la mossa di Boris Johnson di tagliar fuori il Parlamento per andare a una Brexit dura e la sterlina in picchiata. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,09%, disperdendo i guadagni di ieri sera a Wall Street dove il Dow Jones ha guadagnato l’1%, lo S&P500 è salito dello 0,65% e il Nasdaq dello 0,38%. In lieve ribasso i future sui listini europei.

L’euro è stabile all’avvio di giornata. La moneta unica segna sui mercati 1,1084 dollari con una variazione di +0,05% e 0,90 sterline. In Asia lo yen passa di mano a 105,9 dollari.

Tra le materie prime, il prezzo del petrolio è in calo: il greggio Wti del Texas cala dello 0,57% a 55,4 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord scende sotto i 60 dollari a 59,4 dollari (-0,7%). Prezzo dell’oro in lieve crescita. Il metallo con consegna immediata passa di mano a 1546 dollari l’oncia con gli investitori che guardano sempre all’andamento delle trattative sui dazi fra Cina e Usa.

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml