MILANO – Un “tax-day” da oltre 30 milardi di valore. Dai semplici cittadini alle prese con il pagamento della prima rata di Imu e Tasi, i balzelli che colpiscono le seconde case o le pertinenze aggiuntive a quella principale, fino alle imprese che devono liquidare Iva e Irpef.

Come ha ricostruito nel fine settimana la Cgia di Mestre, con la scadenza odierna gli imprenditori devono pagare al fisco le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori per circa 12 miliardi, mentre famiglie e imprese saranno chiamate a versare l’Imu/Tasi in capo alle seconde-terze case e agli immobili strumentali. Industriali, commercianti, artigiani e lavoratori autonomi, inoltre, dovranno versare l’Iva allo Stato (9,8 miliardi) e infine si dovranno corrispondere le ritenute Irpef trattenute sui compensi dei lavoratori autonomi (935 milioni).

Era stata già la Uil, attraverso il suo Servizio politiche territoriali, a stimare in oltre 25 milioni il numero dei proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale che devono presentarsi alla cassa per l’Imu/Tasi con l’acconto. La stima del sindacato è di 10,2 miliardi di totale dell’acconto, concludono che il totale con il versamento a saldo del prossimo dicembre sarà di 20,5 miliardi di euro. Il costo medio complessivo della tassa su una “seconda casa”, ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la rata di giugno) con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. Prendendo in considerazione i costi dell’Imu/Tasi sulle prime case cosiddette di lusso sempre ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio sarà invece di 2.610 euro (1.305 euro con l’acconto), con punte di oltre 6 mila euro.

Il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, ha attaccato nel fine settimana sulla “complessità e la farraginosità del nostro sistema tributario” che “spesso mette in seria difficoltà perfino gli addetti ai lavori, come i commercialisti, le associazioni di categoria o i Caf. Figuriamoci gli imprenditori, in particolar modo quelli di piccola dimensione, che, all’interno della propria attività, in moltissimi casi non dispongono nemmeno di un ufficio amministrativo minimamente strutturato”.

Intanto l’eliminazione dell’Imu sui capannoni, prevista da un emendamento al Dl Crescita, è arrivato l’apprezzamento della Confedilizia, che però ne chiede un’estensione: “La deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali è una notizia positiva. La possibilità di dedurre l’imposta patrimoniale da quella sul reddito, però, deve essere una regola generale – ha sostenuto il presidente Giorgio Spaziani Testa via Twitter nei giorni scorsi -. Va quindi prevista, almeno parzialmente, per tutti gli immobili e per tutti i contribuenti”. Obiettivo su cui concorda il viceministro dell’economia Massimo Garavaglia, che risponde con un tweet a Spaziani Testa: “Intanto questa è fatta…Demolire la patrimoniale da 21 miliardi di Monti e del Pd non è facile. Un passo alla volta, ma obiettivo chiaro”.

Un suggerimento sul prossimo passo da fare Confedilizia già ce l’ha: “Il vicepremier Matteo Salvini aveva annunciato di eliminare l’Imu sui negozi sfitti – ricorda Spaziani Testa -. Se si facesse quello – propone -, intanto si eliminerebbe una tortura assurda su immobili senza mercato e portatori solo di spese”.

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