HA appassionato milioni di persone e ispirato persino il mondo scientifico. Come il Trono di Spade, la famosissima serie targata Hbo che finirà domenica sera con l’ultima puntata, non è riuscito a fare nessun altro. Tant’è che libri e articoli scientifici hanno trattato il mondo descritto da George RR Martin come fosse vero, proponendo, ad esempio, un algoritmo per capire quali dei personaggi hanno un rischio di morte maggiore o descrivendo il ‘morbo grigio’, malattia misteriosa che colpisce alcuni dei protagonisti, come se esistesse realmente.

L’ultima ricerca in ordine di tempo sul tema è stata pubblicata dal British Journal of Sports Medicine ad opera dell’università canadese di British Columbia. I ricercatori analizzano dal punto di vista della fisiologia i diversi personaggi della serie, identificando quelli più adatti a combattere e quelli che invece hanno l’istinto di scappare. L’esempio, concludono gli autori, potrebbe essere d’aiuto durante gli esercizi quotidiani. “Le stesse forze che muovono i personaggi possono essere utili per aumentare la nostra attività quotidiana. Forse la prossima volta che guarderemo un episodio potremmo farlo da un tapis roulant o da una cyclette – scrivono -. Potremo combinare la fisiologia fantasy e la neurochimica reale”.

La ricerca è stata presa come scusa per riguardare tutte le serie anche dai ricercatori della Macquarie University di Sidney, che si sono divertiti a calcolare la probabilità di morte dei personaggi. “La probabilità di sopravvivenza è peggiore per i protagonisti maschi o di bassa estrazione sociale – scrivono su Injuries Epidemiology – per chi non ha mai cambiato alleanze e per chi appare di più. C’è grande potenziale per prevenire le morti violente nel mondo del Trono di Spade”.

Ma gli scienziati australiani sono in buona compagnia, visto che la serie ha dieci citazioni su PubMed, l’archivio delle riviste mediche. Una di queste rimanda all’articolo pubblicato da Jama Dermatology sul morbo grigio, in cui Jules Lipoff dell’Università della Pennsilvanya si diverte a descrivere gli indizi sulla malattia come se fosse un vero morbo misterioso, arrivando alla conclusione che si tratta di un virus simile all’Hpv o alla varicella. In altri casi la complicata trama della serie, con le famiglie in lotta per conquistare il Trono è presa come paragone per descrivere sistemi complessi. Come nel caso di un articolo su Social Neuroscience in cui si indaga sul possibile influsso dello status sociale sul cervello.

La serie, e i libri da cui è tratta, ha ispirato anche diversi studi di tipo più ‘umanistico’, da chi ha esaminato le figure femminili a chi ne ha analizzato la violenza rapportandola a quella de mondo attuale. Anche William Irwin del King’s College di Wilkes-Barre, in Pennsylvania, che negli Usa è famoso proprio per i libri che mescolano filosofia e cultura popolare, ha dedicato un libro alla saga, dal titolo emblematico. “Game of Thrones and philosophy: Logic cuts deeper than swords”, letteralmente “Il Trono di Spade e la filosofia: la logica taglia più profondamente delle spade”.
 


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