Il lavoro è “faticoso e manuale”, non abilita a un riconoscimento sociale, è “ripetitivo, poco creativo, con poco spazio da destinare alla realizzazione personale”. Si svolge in un luogo “tecnologicamente arretrato”, con orari “fissi e vincolanti”. Sono questi i motivi che scoraggiano i giovani dall’avvicinarsi alle aziende della meccanica. Che pure sono una ricchezza industriale italiana con pochi eguali. E sono soprattutto il luogo privilegiato dove si sta sviluppando quella famosa industria 4.0 che sta guidando la transizione economica del nostro Paese, pure ancora disomogenea tra punte di eccellenza e ritardi da colmare.

Una visione, quella dei giovani, che cozza però con quella dei protagonisti di questa fetta di produttività Made in Italy, ovvero gli imprenitori. Sono proprio loro a vedere un futuro ben diverso da quello che incastrava nei suoi ingranaggi Charlie Chaplin. Tra Intelligenza artificiale e rivoluzione tecnologica, gli imprenditori lombardi credono nel 43% dei casi che i team di lavoro del futuro saranno misti – ovvero composti da uomini e tecnologie intelligenti affiancati – e non manca chi prospetta situazioni futuristiche come quelle di avere ambienti di lavoro virtuali in cui testare prodotti, scambiare informazioni, dialogare con il committente o cliente finale. Insomma, uno scenario molto più “sfidante” e per certi versi “divertente” da quel che è il sentore comune. Nel quale assume un ruolo di rilievo l’attenzione alla sostenibilità, che si traduce in scelte d’investimento orientate alla riduzione dei consumi, all’attenzione all’impatto ambientale e all’eco-sostenibilità dei prodotti.

Questi e altri spunti di riflessione sono al centro della presentazione di MECSPE 2019, la fiera di riferimento del manifatturiero 4.0 promossa da Senaf (Fiere di Parma, dal 28 al 30 marzo) che ha dedicato una tappa speciale alla Digital Week milanese. Proprio in questa occasione, al Palazzo Giureconsulti, è stato presentato un focus sulle aziende lombarde con un supplemento di analisi ad opera di Blueegs, società specializzata nei deep trend.

Nonostante il rallentamento economico generalizzato, l’indagine rivolta a 141 aziende lombarde nel settore della meccanica ha restituito risultati ottimistici per l’andamento degli affari: nella seconda metà del 2018 rispetto al 2017, proprio il periodo nel quale l’Italia è scivolata in recessione tecnica, i fatturati hanno registrato una crescita per il 54% delle aziende, mentre il 37% dichiara stabilità e solo il 9% un calo. Il portafoglio ordini è giudicato “adeguato” ai propri livelli di sostenibilità finanziaria dall’80% delle imprese, contro un 20% per cui è insufficiente. Per quanto riguarda le previsioni per il 2019, sul fronte dei fatturati il 33% si aspetta una crescita, il 53% stabilità e il 14% prospetta un calo. L’export resta fattore di traino per le Pmi lombarde con quasi 7 su 10 che dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile.

Anche per cercare di attrarre quei giovani che guardano la meccanica di sottecchi, gli imprenditori sanno che la trasformazione digitale è una carta imprendibile. Nel focus lombardo emerge infatti che 8 aziende su 10 credono nella propria trasformazione digitale avvenuta in questi anni e quasi la totalità (9 su 10) ritiene di avere un livello di conoscenza medio-alto rispetto alle opportunità tecnologiche e digitali sul mercato. Anche nel 2019 si punterà sulle nuove tecnologie. Le Pmi scelgono la continuità – dice la ricerca – puntando su sicurezza informatica (77%), connettività (50%), cloud computing (37%) e robotica collaborativa (23%), e su ricerca e innovazione: il 68% investirà fino al 10% del proprio fatturato e il 23% dedicherà tra il 10% e il 20% di questo, mentre si considerano in generale come strumenti utili al processo di sviluppo, la consulenza mirata (46%), il trasferimento di conoscenza (37%), il confronto con aziende competitor (36%), ma anche i workshop (20%) e la tutorship di un’università (11%).


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