MILANO – Il caso-diamanti ha preso la scena all’assemblea dei soci di Banco Bpm chiamata ad approvare il bilancio. Alla lettura del libro soci è emerso che Capital Research detiene il 5,198%, Invesco il 5,132% e Davide Leone Partners il 4,63%. All’inizio dei lavori assembleari era presente il 33,371% del capitale sociale.

All’ingresso del Cattolica Center, il centro che a Verona ospita la riunione dei soci, è presente un presidio di risparmiatori organizzato per protestare contro il cosiddetto “scandalo diamanti“. Inoltre, è stato distribuito un volantino siglato da tutte le principali associazioni dei lavoratori bancari (Fabi, First Cisl, Cgil Fisac, Uilca, Unisin) sempre sulla vicenda delle pietre vendute a risparmiatori ignari, attraverso il quale si chiede, tra l’altro, “piene tutele per i lavoratorì, “basta bonus ai manager”, e di “rimborsare tutto e subito”. Il presidente dell’istituto, Carlo Fratta Pasini, leggendo la relazione introduttiva, ha annunciato che l’istituto al 31 marzo scorso ha completato oltre 3 mila transazioni con risparmiatori coinvolti nell’acquisto di diamanti, a fronte delle 2.570 segnate al 31 gennaio scorso.

Sulla vicenda è aperta una indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco a Milano: riguarda fatti avvenuti tra il 2012 e il 2016 quando, secondo l’accusa, due società – la Intermarket Diamond Business spa (Idb) e la Diamond Private Investment spa (Dpi) – avrebbero venduto attraverso l’intermediazione degli sportelli bancari, diamanti ad un prezzo molto superiore al loro reale valore. Recentemente è stato deciso un sequestro da 700 milioni di euro a carico di 7 persone indagate e di 7 enti, cioè 5 banche (Banco Bpm e Banca Aletti, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps) e le due società, per le ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio. Quasi settanta gli indagati totali: tra questi anche il direttore generale di Banco Bpm Maurizio Faroni, a cui vengono contestate le accuse di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza.

Ad accendere un faro sulla vicenda, dopo diverse inchieste giornalistiche, era già stata l’Antitrust che al termine della sua istruttoria aveva irrogato nell’ottobre 2017 sanzioni complessive per 12,35 milioni di euro a carico delle due società (Idb e Dpi) e degli istituti. Gli stessi, per rispondere alla proteste dei risparmiatori, per cui era risultato impossibile rivendere le pietre ad un prezzo almeno uguale all’acquisto, pur essendosi sempre dichiarati estranei alle operazione di vendita, avevano comunque deciso in alcuni casi di provvedere a un rimborso di quanto investito da parte di alcuni risparmiatori.

All’ingresso dell’assemblea di Banco Bpm, oggi, proprio la gestione dei reclami è stata contestata. “Mentre i gruppi concorrenti (Intesa, Unicredit e Mps) stanno già da tempo rimborsando integralmente i propri clienti ritirando le pietre, Banco Bpm offre rimborsi parziali, spesso reputati offensivi dalla clientela”, la lamentela. Da qui l’invito “a utilizzare prontamente gli accantonamenti effettuati smontando un contenzioso pericolosissimo”, con i sindacati che stigmatizzano la decisione del cda di approvare un piano di incentivazione da 5,1 milioni di euro, che andrebbero utilizzati “per risarcire i danni delle scelte sbagliate del vecchio e del nuovo management”.

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