Un primo investimento, per quanto limitato, su tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, la blockchain, l’internet delle cose. Una forte scommessa sulla banda ultralarga del 5G e il Wi-Fi pubblico. E di contro un passo incerto e ondivago su quello di cui le aziende dichiarano di avere più bisogno: forti incentivi a innovare le tecnologie per l’industria.

C’è tutto questo, in un capitolo dedicato al digitale nel Documento economico finanziario (Def) reso di recente disponibile: emerge qui, per la prima volta, il quadro organico della politica governativa in fatto di innovazione. Tutti i suoi pregi e limiti appaiono così in chiarezza. La parzialità della strategia, soprattutto, a quanto evidenziato da esperti e rappresentanti del mondo industriale.

“Da una parte è positiva la scelta – dichiarata dal governo nel Def  – di puntare sull’innovazione come fattore di crescita dell’economia; il mercato ICT continua infatti a crescere ed è un volano di competitività per tutta l’economia”, dice Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria per le aziende dell’information technology. “Dall’altra, l’azione del Governo si mostra parziale in questa direzione”.

Gay nota infatti che è positivo il Fondo Innovazione da 1 miliardo di euro per le startup – per cui tuttavia si aspetta ancora l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti – e l’idea del voucher per le aziende che si avvalgono di un “manager dell’innovazione” (e per questo si aspetta un decreto attuativo del Mise).

Dall’altra, “sono controproducenti altre azioni fatte dal Governo, come la webtax o la riduzione degli incentivi per Impresa 4.0 (quelli per aiutare le aziende a comprare innovazione)”.

Il nuovo piano – che “con il precedente Governo è stato un successo, dice Gay” – è stato orientato di più in favore delle pmi (come dichiarato dallo stesso Governo) ed “è stato dimezzato di valore. In prima battuta il Governo aveva persino tolto il superammortamento, in Legge di Stabilità, poi recuperato ad aprile col Decreto Crescita ma a meno di un terzo del valore precedente (1 miliardo contro 3,5 miliardi del precedente piano)”.

“Tutti questi cambi in corsa, tra l’altro, creano incertezza e disincentivano gli imprenditori a investire”, dice Gay.

Concorda Francesco Sacco, docente all’Università dell’Insubria e SDA Bocconi, ex componente della Task Force per l’Agenda Digitale del Governo Italiano: “Questo muoversi ondivago del Governo scoraggia gli imprenditori – che hanno bisogno di un orizzonte sicuro avanti a sé per investire; allo stesso tempo è una delle tante prove del fatto che questo Governo non ha una strategia coerente e organica nel lungo periodo per l’innovazione digitale; tende a procedere perlopiù a favore di tecnologie di richiamo popolare, come il Wi-Fi, o dal sapore innovativo come la blockchain e l’intelligenza artificiale”.

Su questo due sono in arrivo le strategie nazionali dell’Italia – elaborate da gruppi di esperti presso il Mise; imminente in particolare quella dell’intelligenza artificiale. “I primi segnali ci dicono che il nuovo piano piace meno alle aziende, infatti calano gli investimenti; anche perché questo Governo sta comunicando con meno forza l’importanza degli incentivi Impresa 4.0, preferendo concentrarsi nella comunicazione su misure come blockchain e quelle per le startup”, ha detto in un recente convegno alla Camera Andrea Bianchi, referente Confindustria per questi temi.

“L’Italia si muove come un bradipo verso l’innovazione della propria economia. Come dimostra, tra le altre cose, anche l’avvio ritardato dei competence center universitari, necessari per aggiornare le competenze a uso dell’industria”, chiosa Mauro Lombardi, professore di economia all’università di Firenze.



http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml