MILANO – Per gli addetti ai lavori, l’indicatore che apre alla concreta possibilità di recessione è stata l’inversione della curva dei rendimenti tra i titoli di stato americani. Quando i tassi che si pagano per i titoli a scedenza breve superano quelli a scadenza più lunga nel tempo, la recessione è dietro l’angolo. Così è sempre stato nelle nove recessioni che si sono verificate negli ultimi 40 anni. Ma c’è anche un altro indicatore della recesione, più popolare e – con tutta probabilità – comprensibile anche per chi non segue il mercato dei titoli di stato americani. Da inizio anno, le vendite dei camper negli Usa sono calate del 20 per cento. Mentre le frenata era stata molto più modesta nell’arco dei dodici mesi del 2018, pari al meno 4,1 per cento.

Negli Stati Uniti, il crollo della vendita delle “case su quattro ruote” ha anticipato le ultime tre recessioni e anche questo viene messo nel conto di una crisi imminente, per quanto le banche centrali, sia in Europa così come in America si dicono pronte a intervenire con ogni mezzo. Per esserne sicuro, il presidente Donald Trump non passa giorno senza attaccare la politica della Fed, la banca centrale Usa, e il suo governatore Jay Powell. Secondo Trump, non sta intervenendo con abbastanza tempestività e ieri, utilizzando come di consueto un messaggio via Twitter, ha chiesto alla Federal Reserve di tagliare i tassi in un periodo di tempo “relativamente breve” “di almeno” 100 punti base “con forse anche un pò di quantitative easing”. Ha spiegato che così facendo, “la nostra economia andrebbe ancora meglio e l’economia mondiale sarebbe potenziata rapidamente e di tanto per il bene di tutti”. Molto netto il giudizio su Powell: “Ha una orrenda mancanza di visione”.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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