MILANO – Gli sviluppi positivi sul fronte della trattativa commerciale tra Usa e Cina; più tempo ai britannici per risolvere la grana Brexit; dati macro dalla Germania migliori delle attese, dopo l’antipasto amaro degli ordini industriali della vigilia. Un tris di buone notizie spinge i listini verso una chiusura positiva di settimana, almeno a giudicare dalle prime mosse degli scambi e in attesa del rapporto Usa sul mercato del lavoro.

Da Pechino sono partiti chiari segnali sulla volontà di chiudere la partita dei dazi. Il presidente Xi Jinping ha sollecitato perché si faccia “presto” nelle trattative commerciali con gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump, ricevendo alla Casa Bianca il vice premier cinese Liu He, ha detto che l’intesa “è molto vicina”. Lo stesso Liu ha parlato di un “nuovo consenso” tra le due parti. Nelle ultime sedute, i mercati hanno corso molto sulle speranze di intesa e ora – ragionano alcuni addetti ai lavori con Bloomberg- “c’è il rischio che si verifichi un sell-on-the-news”, ovvero che gli investitori vendano i titoli quando finalmente su realizza un evento di per sé positivo per i mercati, ma assai atteso da tempo. Resta poi, ha annotato Ann Miletti di Wells Fargo Asset Management, che “il diavolo sta nei dettagli: quanto sarà realmente buono l’accordo?”.

Milano segna un +0,25% nelle prime battute, Londra avanza dello 0,2% come Francoforte e Parigi. In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso con il Nikkei in rialzo dello 0,38% e il più ampio Topix si è portato ai massimi da un mese (+0,35%). Giornata a mezzo servizio per l’Asia, con le Borse in Cina e a Hong Kong chiuse. A Seoul si è messa in evidenza Samsung Electronics, dopo che il colosso ha lanciato un profit warning prevedendo, per il primo trimestre di quest’anno, un tonfo degli utili pari a -60% su base annua, a causa della debolezza riscontrata dalle sue divisioni di display e memory. Ieri sera, proprio per l’ottimismo sui dazi Wall Street ha chiuso la sua sesta seduta positiva di fila.

Come accennato, le altre notizie positive per i mercati sono arrivate dall’Europa. La Germania, reduce da dati negativi, ha visto crescere la produzione industriale tedesca a febbraio dello 0,7% rispetto gennaio ed è scesa dello 0,4% anno su anno, corretta per gli effetti del calendario. I dati sono migliori delle attese degli economisti, che si aspettavano un progresso dello 0,5% rispetto a gennaio e un calo dell’1,4% anno su anno. Si tratta di un piccolo segnale positivo per l’economia tedesca, su cui continuano ad accumularsi dati poco confortanti. Aperture infine su Brexit, con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che propone di offrire al Regno Unito un rinvio del divorzio di 12 mesi che sarebbe però “flessibile”, nel senso che consentirebbe a Londra di lasciare prima l’Ue in caso di ratifica dell’accordo da parte del Parlamento britannico. Fattore che ha portato la sterlina a 1,31 contro il dollaro.

Apre poco mosso a 251 punti base lo spread tra Btp e Bund tedesco, con il tasso del decennale italiano al 2,52% sul mercato secondario. Apertura in rialzo per l’euro che passa di mano a 1,1230 dollari, contro i 1,1216 di fine seduta di ieri. La moneta unica viene scambiata a 125,44 nei confronti della divisa nipponica. Dollaro/yen a 111,68.

Tra le materie prime, infine, il petrolio ritraccia a 62,08 dollari per il barile Wti e a 69,20 dollari per il Brent. L’oro è in calo dello 0,20% sui mercati asiatici a 1.289,60 dollari l’oncia.



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