Si scalda la temperatura al tavolo convocato al Mise per la vicenda Whirlpool, al centro della quale ci sono i 420 lavoratori del sito di Napoli che restano in attesa di capire quale sarà il loro destino: la società ha annunciato la partenza della procedura di cessione dello stabilimento campano, scatenando la rabbia di lavoratori e sindacati.

La multinazionale ha giudicato insufficienti le misure contenute nel decreto sulle crisi aziendali che le permetteno di accedere a una decontribuzione per circa 17 milioni di euro nei prossimi 15 mesi (10 milioni per il 2019 e 6,9 milioni per il 2020) con sgravi fiscali sugli oneri relativi ai contratti di solidarietà.

Già nelle scorse settimane, Whirlpool aveva indicato la cessione come l’unica via percorribile per provare a difendere lo stabilimento campano, ma i sindacati avevano criticato la scelta unilaterale chiedendo l’intervento del governo, che aveva fatto un passo verso l’azienda proprio inserendo quegli sgravi.

Oggi la questione è esplosa, proprio al tavolo convocato dal Mise per ricomporla. Secondo quanto hanno riferito i sindacati, l’ad Luigi La Morgia ha annunciato che domani l’azienda avvierà la cessione del ramo d’azienda per la sede di Napoli. Il nuovo partner – ha continuato La Morgia – è stato individuato in Passive refrigeration solutions (Prs).

La notizia è stata poi ufficializzata dall’azienda, che in una nota ufficiale ha definito la mossa come “l’unico modo per tutelare la massima occupazione a Napoli e offrire un futuro sostenibile di lungo termine allo stabilimento che, in alternativa, avrebbe cessato ogni attività produttiva”. Whirlpool, si legge nel comunicato, “è sin da ora impegnata a sostenere un costo significativo dell’operazione di vendita, quantificabile in 20 milioni di euro, per la nuova missione del sito di Napoli, che garantirà, per tutti i lavoratori, i diritti acquisiti, le tutele reali e il livello retributivo corrente”. Da parte dell’acquirente, Prs, è stato invece “elaborato un progetto di riconversione che individua nello stabilimento di Napoli una struttura idonea alla produzione di sistemi di refrigerazione passiva” e che garantisce “gli attuali livelli occupazionali”.

La novità ha però spiazzato i lavoratori che si trovavano in presidio sotto il Ministero dello Sviluppo economico: questi hanno iniziato a gridare al megafono “Scendete scendete”, intendendo chiedere ai rappresentanti sindacali di abbandonare il tavolo.

Dura la reazione della Fiom, che ha parlato di una decisione “offensiva”. La segretaria nazionale, Barbara Tibaldi, al tavolo del Mise ha ricordato che la procedura “prevederebbe il confronto tra le parti”. Ma, ha detto rivolgendosi ai rappresentanti della società, “non mi sembra ne abbiate intenzione. Vi invito – ha aggiunto – ad avere rispetto per i lavoratori”. “È inaccettabile che cominci un confronto con un aut aut”, il senso della reazione del segretario generale della Uilm Campania, Antonio Accurso.

L’ultimo faccia a faccia risaliva all’1 agosto, poi si è aperta la crisi di governo e la situazione è entrata in stallo. In quella sede, il gruppo aveva illustrato cinque opzioni per garantire la salvaguardia dello stabilimento di Napoli ed era stato deciso di proseguire il confronto a livello tecnico con i sindacati.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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